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Mi vendo!

Tempestata dagli annunci digitali scelti dai motori di ricerca in base a quello che (credono) siano i miei gusti, inizio a rimpiangere la vecchia stampa dove era possibile trovare di tutto e annerire i denti alle modelle attribuendo parole scurrili agli attori svenevoli dei cioccolatini.
Certo la pubblicità è sempre esistita, ma nell’antichità c’era solo il pericolo di udire qualche banditore che girava per la città a gridare proclami e ad annunciare l’arrivo dei mercanti nei porti o nelle piazze. Si trattava soprattutto di un importante servizio di informazione per gli abitanti.
Bisogna dire però che le insegne dei negozi  e delle attività commerciali esistevano già nell’Antica Roma e si sa che le pubblicità murali nacquero a Pompei dove ancora si può leggere come uomini politici, librai, ristoratori e prostitute promettevano mari e monti, con tanto di listino prezzi esposto.
Grida e insegne rimasero gli unici “annunci pubblicitari” fino all’epoca rinascimentale quando, con l’invenzione della stampa, la possibilità di informare cambiò radicalmente natura e aumentò esponenzialmente la diffusione dei messaggi economici e personali.
Il primo vero e proprio “annuncio a pagamento” sulla stampa apparve nel 1630 sulla “Gazette” francese; ebbe molto successo tanto che il direttore Teofrasto Renaudot il 30 maggio del 1631 fece uscire il “Feuille du bureau d’adresses” , il primo giornale della storia fatto esclusivamente di annunci a pagamento (ideato anche per pubblicare e diffondere con maggiore efficacia gli annunci di domanda e offerta di lavoro, con il patrocinio del cardinale Richelieu), seguito nel 1640 dall’inglese “Mercurius politicus”.
Ancora per due secoli il tono degli annunci fu prevalentemente informativo, pur decantando le doti e le caratteristiche dei prodotti e dei servizi, spesso si appoggiava all’autorità di studiosi o alla fama di artisti, i primi testimonial della storia, utilizzando un linguaggio letterario o poetico. Particolarmente interessanti sono anche gli annunci tabellari che tra il XIX e il XX secolo apparivano nella quarta di copertina dei periodici illustrati costituiti da brevi descrizioni, i nomi delle ditte produttrici e qualche semplice figura.
Solo ai primi del Novecento la pubblicità, sia sottoforma di insegna (o marchio) che stampata, subì una decisa svolta verso il messaggio persuasivo e l’immagine impattante, grazie ad artisti come Chéret, Mucha, Bonnard, Toulouse-Lautrec e in seguito ad una nuova consapevolezza da parte di un ceto produttivo in espansione irrefrenabile, che capì la necessità di colpire, sbalordire il pubblico e catturarne l’attenzione con un linguaggio totalmente nuovo e (ahimé) invadente!

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