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L’insostituibile selvatica

Già conosciuta in ambito medico 4.000 anni fa, dagli antichi Egizi, la cicoria viene citata anche da Plinio il Vecchio come rinfrescante, utile al fegato, alle reni e allo stomaco; un tempo nelle campagne veniva utilizzata dai contadini per favorire l’espulsione del sacco amniotico nelle vacche, durante il parto. Gli antichi Germani la consideravano una pianta magica, attraverso la quale si poteva provare il piacere dell’amore, spezzare incantesimi, diventare invisibili e invulnerabili. Per ottenere questi effetti era però necessario dissotterrarne la radice nel giorno di San Pietro e Paolo, avvalendosi di un pezzo d’oro o delle corna di un cervo.
La cicoria (Cichorium inthybus L.) pianta erbacea della famiglia delle Asteracee, cresce spontanea sia in pianura che in montagna e la troviamo un po’ ovunque: nei prati, in terreni aridi, lungo le strade, in luoghi incolti. Da luglio a settembre presenta splendidi fiori azzurro-pervinca ed è una delle erbe selvatiche da sempre utilizzata in cucina grazie al suo gusto amarognolo.
Le foglie della cicoria, preparate in un infuso da bere prima di ogni pasto, hanno proprietà diuretiche e lievemente lassative, mentre il decotto (un pugno di foglie fresche bollite in acqua o brodo) ha proprietà depurative del fegato e stimolanti delle funzioni digestive; le foglie fresche invece danno sollievo alle ulcere.
Un sacchetto di stoffa bianca pieno di fiori di cicoria, riscaldato nell’acqua bollente e applicato come cataplasma sulla regione gastrica, calma il peso di stomaco; messo invece sul ventre, calma le infiammazioni viscerali.
La radice della cicoria è tonica, aperitiva, ipoglicemizzante, digestiva, stimolante dello stomaco, lassativa, cardiotonica e colagoga (facilita la secrezione biliare verso l’intestino). In infuso è utile per combattere l’inappetenza, le malattie cutanee e i disturbi intestinali; in decotto viene usata contro gli ingorghi di fegato e l’itterizia. Essendo un eccellente depurativo del sangue, è preziosa nella prevenzione dell’arteriosclerosi e delle forme artritiche. Pestata in un mortaio ed applicata sul viso, è una maschera di bellezza rinfrescante, utile per combattere gli arrossamenti della pelle.
La radice coltivata, torrefatta e ridotta in polvere, in tempo di guerra veniva usata come sostituto del caffè: molti ancora ricorderanno il “Vero Franck “ l’aggiunta ideale al vero caffè, essendo fatto di purissima cicoria, essiccata, torrefatta, macinata e confezionata con tutte le garanzie di igiene e genuinità, il VERO FRANCK è il classico prodotto di fiducia, che dà sicuramente e sempre, ottimi risultati. Unito al caffè in giusta dose non ne altera l’aroma e permette di realizzare una notevole economia.
Oggi la radice torrefatta della cicoria viene usata nella produzione della birra, per migliorare il sapore di questa bevanda.
Sempre dalle radici della cicoria ora si ricavano biocarburanti e dolcificanti alimentari; i fiori vengono impiegati per accelerare la formazione dei “compost”; le foglie invece, mescolate al foraggio, permettono di combattere negli animali, i parassiti intestinali.
La diffusione della cicoria nella nostra alimentazione tradizionale ha radici molto antiche, tanto che un tempo esisteva addirittura il mestiere ambulante del ‘”cicoraio”, il quale raccoglieva nei campi questa pianta e poi la rivendeva nei mercati. Anche oggi molti piatti tipici regionali utilizzano la cicoria come ingrediente principale, spesso associata a fave o patate, oppure semplice, lessata e condita con aglio e acciughe, o saltata in padella con la pancetta, ma poiché mangiata cruda mantiene tutte le sue proprietà, la migliore idea è quella di raccoglierla tenera e mescolarla a uva moscato e cipollotti freschi, per una gustosissima insalata primaverile.

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