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Libertà in fumo

Da sempre nemica delle sigarette dovrei  gioire alla notizia delle nuove restrizioni sul fumo, che tentano di arrivare fin nell’abitacolo delle auto, invece trovo che si stia passando il segno.
Il fumo in macchina mi suscita sgradevolissimi (per i polmoni) ricordi di viaggi “anni ’60” in cui mio padre ci portava al mare con la sigaretta in bocca da Milano a Rimini. Eppure questa proposta di legge sembra fatta apposta per suscitare simpatia nei “poveri fumatori” perseguitati.
Certo, le aree individuate (parchi, spiagge, abitacolo delle auto) sono proprio quelle ancora non comprese nei divieti e che preoccupano di più noi genitori con bimbi piccoli, ma non voglio pensare che  l’idea sia venuta alla Ministra Lorenzin solo perché in dolce attesa e quindi presto coinvolta in prima persona nella spiacevole diatriba tra fumatori compulsivi e genitori esasperati.
Ciò che ha suscitato più battute e polemiche è stata però l’idea di vietare che le sigarette appaiano nei film. Si può dire che il cinema e la TV siano stati i primi veicoli pubblicitari per il fumo: tutti abbiamo ancora negli occhi le immagini di James Dean in Gioventù Bruciata, o di Gilda interpretata da Rita Hayworth, di Humphrey Bogart in Casablanca, di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, ma anche del nostro Maigret con la sua pipa e del più recente Tenente Colombo con l’immancabile sigaro. Tutti testimonial (solitamente ben pagati!) che contribuirono a far diventare di moda il fumo, incrementando il fatturato delle aziende produttrici.
In Italia (in cui il Monopolio del tabacco era statale) non era raro in quell’epoca seguire interviste televisive, in cui tutti gli ospiti fumavano in diretta, mollemente appoggiati su poltroncine, in barba alle più elementari norme di sicurezza.
Negli ultimi decenni la lotta contro il fumo si è fatta invece feroce e il cinema non ha potuto fare a  meno di riflettere questo cambiamento culturale già presente nella società, ma da qui a pensare che ora registi, sceneggiatori, attori e produttori possano attuare una “pubblicità progresso sulla scomparsa del fumo nel mondo” completamente gratis, per legge, quando tra l’altro il fumo è ancora presente nella società reale, mi sembra un po’ troppo. Tra l’altro, se la presenza di sigarette sullo schermo associata ad attori seducenti ne ha indotto il consumo, la sua assenza probabilmente non la noterebbe nessuno. Quindi ben vengano scritte terroristiche sui pacchetti e divieto di aromi “appetitosi” per dissuaderne il consumo nei più giovani, ma lasciamo che il cinema racconti ciò che vuole, in libertà e, se deve proprio stigmatizzare qualcosa, che lo faccia con la ben più pervasiva, pericolosa e attuale “ludopatia”, causata proprio dal nuovo sciagurato monopolio di Stato.

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