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Le sorelle Aspirina ed Eroina

Era l’estate del 1897 e un giovane chimico tedesco, Felix Hoffmann, da tempo inseguiva un ambizioso progetto.
La casa farmaceutica per la quale lavorava lo aveva incaricato di cercare un analgesico che potesse sostituire la morfina, un derivato dell’oppio usato con successo da decenni che provocava, però, uno spiacevole effetto collaterale: la tossicodipendenza dei pazienti.
Hoffmann aveva scelto di fare esperimenti su una sostanza di recente scoperta: la salicina.
Circa un secolo prima ad Oxford, Edward Stone un pastore protestante appassionato di botanica, aveva notato che il sapore della corteccia di salice era assai simile a quello della cinchona, la pianta peruviana del chinino, unico antimalarico conosciuto allora. Così aveva sperimentato il decotto di salice su 50 malati e il 2 giugno del 1763 aveva presentato alla Royal Society di Londra una relazione in cui dichiarava che il suddetto decotto era in grado di abbassare rapidamente la febbre.
Da quel momento le proprietà analgesiche del salice erano state oggetto di numerose ricerche e nel giro di alcuni decenni, erano stati scoperti la salicina e l’acido salicilico, infine era stato sintetizzato l’Acido Acetilsalicilico puro, che abbassava la febbre, ma provocava la morte attraverso gravissime emorragie gastrointestinali.
Il 10 agosto del 1897, Hoffmann ebbe un’illuminazione: combinare l’acido salicilico con l’acido acetico, ottenendo un acido acetilsalicilico in forma stabile,  senza grossi danni per gli stomaci umani.
Aveva appena inventato l’aspirina.
Purtroppo per lui (e per noi) la sua molecola non passò il test di sicurezza della Bayer (sì, perché era questa la casa farmaceutica per la quale lavorava) e l’Aspirina venne liquidata come un prodotto senza futuro costringendo Hoffmann a rimettersi al lavoro per trovare il famoso sostituto della morfina.
A questo punto il chimico applicò lo stesso procedimento di acetilazione proprio alla morfina e, dieci giorni dopo, sintetizzò una sostanza che, passati i test sugli animali, venne somministrata anche agli stessi dipendenti Bayer, suscitandone una risposta euforica. Questo convinse i dirigenti di aver trovato quel che cercavano.
Era appena stata creata l’eroina.
La nuova sostanza dava l’impressione di essere un potente analgesico e, rallentando la respirazione, faceva pensare di poter calmare la tosse, generando nel contempo euforia. Il successo fu senza precedenti, l’eroina venne utilizzata in pastiglie, compresse e sciroppi: nel 1903 la sola città di New York ne consumò circa due tonnellate.
Tisi e tubercolosi, piaghe dell’epoca, sembravano sconfitte.
Ci vollero 15 anni (e molti decessi) prima che la casa farmaceutica decidesse di ritirarla dal mercato, ma ormai l’eroina aveva creato dipendenza in centinaia di migliaia di persone.
Si scoprì che il nuovo “farmaco miracoloso” generava assuefazione dopo pochissime dosi, portando ad un grave decadimento fisico e all’abbassamento delle difese immunitarie; provocava flebiti, ascessi, carie e perdita dei denti, infine portava alla morte sedando il centro del respiro, altro che sollievo per la tosse!
Nel 1913 la Bayer dovette ritirare l’eroina dal mercato e riconsiderare che quel prodotto fallimentare chiamato “Aspirina”, forse, non era poi tanto male.

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