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Le lunghe torride trecce

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Secondo un’antica fantasia popolare i capelli contengono una forza che nemmeno la morte sarebbe in grado di stroncare. Numerose leggende raccontano di una crescita dei capelli dopo la morte e sono molte anche le fiabe e i racconti mitologici in cui la forza di un personaggio è legata ai suoi capelli che, se tagliati, lo fanno morire o lo indeboliscono.
Il racconto più celebre è quello biblico di Sansone, personaggio che richiama la figura di Eracle. Nel libro dei Giudici si racconta che un angelo apparve alla madre di Sansone che cercava disperatamente un figlio, annunciando questa grazia divina, ma chiedendo che il piccolo venisse cresciuto come nazireo. Questa condizione comportava una vita morigerata, l’astinenza dal vino e altri tabù, tra cui il taglio dei capelli.
A Sansone non vennero mai tagliati i capelli e in cambio Dio gli donò una forza erculea. Un giorno l’integerrimo giudice capelluto (dobbiamo immaginarlo come un ragazzone dai lunghi dreadlocks) si innamora della bellissima filistea Dalila la quale, istigata dai suoi concittadini che odiano Sansone per “spiacevoli trascorsi”, lo convince a rivelare il segreto della sua forza (i capelli, appunto) e, mentre Sansone giace addormentato, lo rasa a zero con le conseguenze che tutti conosciamo.
Racconta J.Frazer che gli indigeni dell’isola di Ambon (nelle Molucche) credevano che la loro forza risiedesse nei capelli e che l’avrebbero persa qualora fossero state loro tagliate le chiome. Quando agli invasori olandesi capitava di accusare un indigeno nei loro tribunali, ogni tortura affinché confessasse era vana. Solo alla vista delle forbici e alla notizia che servivano per tagliare i capelli, gli amboniani confessavano.
Ma non è necessario allontanarsi troppo per veder accadere ciò: qui in Europa si credeva che la potenza malefica di streghe e maghi risiedesse proprio nei capelli, infatti era uso in Francia rasare completamente gli accusati che prontamente confessavano gli odiosi delitti di stregoneria, come riporta il giurista Jean Milles de Souvigny. Analogamente nel “Malleus Maleficarum” Kramer cita un famigerato “inquisitor cumanus” (l’inquisitore di Como) che fece radere 41 donne accusate di stregoneria prima di gettarle alle fiamme. Ma anche oggi per tenere vincolate molte donne nigeriane costrette alla prostituzione, i loro aguzzini utilizzano una ciocca di capelli e una foto, per minacciarle di morte con un rito voodoo.
Nella mitologia greca ritroviamo varie volte il tema della forza legata ai capelli: uno dei racconti più noti è quello in cui Scilla, figlia di Niso governatore di Nisa (Megara), per passare il tempo durante l’assedio della città da parte di Minosse re di Creta, osserva i combattimenti da un’alta torre; piano piano inizia a riconoscere tutti i guerrieri nemici e si innamora proprio di Minosse. Sapendo che mai la città sarebbe caduta poiché la forza del regno risiedeva nei capelli di Niso, Scilla si introduce di notte nella camera del padre, recide una ciocca dei suoi dorati capelli e la dona a Minosse in cambio del suo amore.
Analoghi racconti li troviamo anche nell’epica irlandese e in quella gallese, in cui l’eroe viene puntualmente sconfitto da una donna che neutralizza la potenza dei suoi capelli.
La forza del re o dell’eroe di questi miti risiede nei capelli perché egli rappresenta il trionfo estivo del Sole (Sansone, in ebraico Shimshon, significa “piccolo sole”) e i riccioli biondi o le lunghe trecce dei vari eroi richiamano i raggi dell’astro della vita, così come le pericolosissime donne sono riflessi simbolici della dea Luna, che per i Greci prendeva l’aspetto estivo di Afrodite Cometo, cioè “dai lucenti capelli”.
Quest’anno il solstizio d’estate, il momento di massima potenza solare, si celebrerà durante una fase di Luna Nuova, con il Sole e la Luna stretti in una torrida unione durante la quale, speriamo, la nostra Dalila potrebbe dare una spuntatina ai raggi di un eroe che rischia di farci evaporare!

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