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La vita della città

venditore di polipo bollito - Fotografia di Ando Gilardi , Palermo 1955 circa ©Fototeca Gilardi

A volte, dobbiamo ammetterlo, il desiderio di vedere nuovamente le nostre strade vive e affollate, si fa sentire particolarmente. E non si tratta di una sensazione nata con le recenti restrizioni, ma di un sottile rimpianto per epoche ormai lontane in cui ogni via cittadina era costellata di negozi e fiorenti attività, dove le saracinesche erano chiuse solo di notte e ogni mattina il quartiere si risvegliava pian piano con i profumi che salivano dalle panetterie, con i rumori delle prime consegne di merci al salumiere, al lattaio o al fruttivendolo.
A volte, nonostante ormai si percorrano con disinvoltura le affollatissime strade del web, dove tutto luccica e abbonda, il ricordo di quando, da bambini, si “scendeva” a comprare due etti di prosciutto, una bottiglia di vino, quattro michette suscita una grande nostalgia. Era così che da piccoli si cominciava a familiarizzare con i numeri, con il denaro e anche con le piccole responsabilità e il senso di autonomia.
E che dire dei mercati ambulanti, cuore commerciale delle città da tempo immemorabile e ora ridotti a sparuti gruppi di bancarelle ad accesso contingentato? Quello del commercio ambulante è un mondo che ha sempre affascinato gli artisti, pittori e fotografi, che hanno immortalato merci e mercanti di ogni tempo e luogo, cogliendo la profonda vitalità che gli ambulanti portavano nelle piazze e nelle strade.
Non si torna mai indietro e nessuno vuole riavvolgere il nastro del tempo, ma chissà che andando avanti, per qualche fortuito caso, le nostre strade non tornino ad accendersi di vita, movimentate dalla gioia di tante piccole operose api che si conoscono per nome.

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