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La parola assente

(una foto al giorno leva l’ignoranza di torno) a cura di Lost Dream Editions

“Pennivendolo” è parola usata con spregio per indicare un giornalista che si è venduto al suo editore. Negli anni squallidi della dittatura fascista, uno dei più geniali disegnatori satirici, Giuseppe Scalarini, essendosi rifiutato di vendere la sua penna al regime, aveva preferito lasciarla inoperosa e “andare in vacanza”, come ha definito il confino un imprenditore cialtrone recentemente condannato in Cassazione, nell’isola di Ustica a spese dello Stato.
Chi legge avrà notato che non esiste la parola per stigmatizzare chi vende al potere le proprie immagini, manuali o automatiche, ben sapendo che sono false e utili solo a chi le pubblica: ricalcandola da quella che indica chi prostituisce le parole scritte, potrebbe essere “iconivendolo”. Da anni Ando Gilardi ci ha spiegato il perché dell’assenza di questa parola, o meglio i perché: un’immagine può valere mille parole «a condizione che sia accompagnata da altrettante»; e si presta docilmente a cambiare di significato proprio a causa delle parole che l’accompagnano.
Un esempio che dimostra con evidenza che è il pennivendolo a piegare agli scopi del padrone la disponibile immagine fotografica ci è fornito dall’uso spregevole delle fotografie di Eluana Englaro nei giorni della polemica nata dalla decisione del padre di interrompere la vita vegetativa della figlia. L’ “Avvenire”, l’organo di stampa dei vescovi, aveva sempre e solo pubblicato istantanee della giovane e sorridente ragazza risalenti a prima dell’incidente, inducendo il lettore iconicamente analfabeta e ignorante a credere che fosse ancora “quella” la donna in coma irreversibile, da diciotto anni in un letto d’ospedale: un capo del governo, forse più in malafede che stupido, era riuscito, grazie anche alla pubblicazione di quelle fotografie, a dichiarare, per raccogliere il consenso dei fondamentalisti cattolici, che Eluana avrebbe potuto diventare madre.
A chi scrive, questo fervore cattolico di salvare embrioni e corpi senza coscienza fa veramente schifo, soprattutto ricordando che, non tanti anni fa, i boia dei papi interrompevano, con la mannaia e la ghigliottina, le vite di giovani perfettamente coscienti.
Poco prima di pubblicare questo post, leggo il 22 settembre 2103 in “We do the rest” un commento di Massimo Tranquillo in cui sono riportate le preoccupazioni suscitate in Henri Cartier Bresson da un possibile uso scorretto delle didascalie legate alle sue fotografie, cioè dallo stravolgimento semantico che avrebbe potuto produrre, servendosi della stessa immagine, un “pennivendolo”, eventualità che Henri Cartier Bresson cercava di scongiurare facendo timbrare sulle sue fotografie la seguente dicitura: « Queste foto possono essere riprodotte unicamente con le didascalie che le accompagnano o con un testo rigorosamente in tono con esse».
Nell’immagine:
La carta, la penna, il calamaio con l’inchiostro di china, i “ferri del mestiere” di Scalarini, sono avvolti dalle ragnatele: con le Leggi Speciali del 1925 – 1926 il Fascismo condanna al silenzio le voci dell’opposizione. L’ “Avanti!”, il giornale socialista che pubblicava i disegni di Scalarini, è soppresso il 10 gennaio 1926. Poco dopo Giuseppe Scalarini sarà condannato al confino nell’isola di Ustica, e successivamente, nel 1940, al campo di internamento.
Prossimamente, a Milano, una mostra ricorderà l’opera del grande disegnatore satirico che si era rifiutato di vendere la sua penna.

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