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La guida di Maestro Guido

I nomi delle note musicali così come le conosciamo oggi  risalgono al Medioevo e la loro origine si deve a Guido d’Arezzo che ne fu l’inventore.
Amico di San Pier Damiani e molto stimato dai fratelli papi Benedetto VIII e Giovanni XIX, Guido Monaco già maestro di musica nell’Abbazia di Pomposa, poco dopo l’anno mille fondò ad  Arezzo una scuola di canto che divenne ben presto celebre.
All’epoca l’apprendimento delle melodie era puramente affidato alla memoria uditiva e la difficoltà di tramandare i canti era notevole.
Guido Monaco, basandosi sulla scala di suoni di un brano ben conosciuto dai cantori, l’Inno a San Giovanni Battista di Paolo Diacono, escogitò un metodo mnemonico che avrebbe rivoluzionato il modo di insegnare, comporre e tramandare la musica.
I suoni iniziali dei primi sei versi formavano infatti una scala ascendente.
Chiamò allora ognuno di questi suoni con la prima sillaba con cui venivano cantati:

Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Joannes.

(affinchè i fedeli possano cantare con tutto lo slancio le tue gesta meravigliose, liberali dal peccato che ha contaminato il loro labbro, o San Giovanni).

Le sei note Ut – Re – Mi – Fa – Sol – La vengono dette “esacordo” e costituiscono la base della prima  “solmizzazione” o “solfeggio”.
Il  Si, settima nota, arrivò solo molto più tardi in epoca rinascimentale, prendendo come riferimento le iniziali del santo al quale era dedicato l’inno, mentre Ut divenne Do nel XVII secolo, probabilmente per maggiore facilità di pronuncia e, si racconta, ad opera del musicista Giovan Battista Doni (non a caso sono le iniziali del suo cognome).

Ma Guido d’Arezzo non ebbe solo il merito di aver dato il nome alle note e “inventato” il solfeggio.
Propose anche di uniformare la scrittura della musica sul rigo musicale, all’epoca composto da 4 righe e tre spazi (tetragramma), dando alle note forma quadrata e definendo le loro posizioni.
Inoltre inventò un altro sistema mnemonico, detto “mano guidoniana”, per aiutare i cantori a ricordare l’esatta intonazione dell’esacordo.

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