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La cattura della luce divina del Solstizio

personificazione del dio Sole. Incisione, Roma 1613 - elaborazione ©Fototeca Gilardi

Oggi inizia ufficialmente l’estate: come ogni anno il 21 giugno segna il momento in cui, alle nostre latitudini, il Sole sembra fermarsi e stazionare nel cielo, da qui la definizione di “solstizio” che indica il giorno più lungo dell’anno, quello in cui per gli antichi, la divinità solare raggiungeva la sua massima potenza per poi lentamente declinare.
Il Solstizio d’estate, così come quello d’inverno, ha rappresentato a lungo per l’umanità un momento importante sia per la misurazione del tempo che per le cerimonie agricole. A differenza di quello invernale, che celebra la festa del Sol Invictus, cioè del massimo buio sconfitto dalla luce (perché dopo il solstizio di dicembre le giornate tornano ad allungarsi), in quello estivo (culmine della potenza solare), è nascosta invece la consapevolezza che la divinità sta per iniziare il suo cammino verso il buio.
L’importanza astronomico-religiosa di questi due momenti dell’anno è facile da riconoscere dalla presenza di molte “meridiane solari” all’interno di cattedrali o di antichissimi luoghi di culto sparsi per il mondo. Il più celebre e visitato è il complesso megalitico di Stonehenge teatro di cerimonie druidiche riesumate da un remoto passato, che nel giorno del Solstizio d’estate vede levarsi il Sole proprio in corrispondenza della pietra centrale, chiamata “tallone”. Innumerevoli sono i monumenti Maya dedicati al Sole, che rappresentano veri e propri osservatori astronomici muniti di meridiane e calendari solari completi di punti solstiziali. Allo stesso modo gli obelischi egizi, che tutti conosciamo, erano utilizzati come giganteschi gnomoni capaci di indicare con la loro immensa ombra proiettata a terra, lo scorrere del tempo e la prima piena del Nilo corrispondente proprio al Solstizio estivo, inizio dell’anno agricolo.
In molte nostre chiese invece è presente la cosiddetta “meridiana a camera oscura”, costituita da una piccola apertura circolare praticata sul soffitto o sulle pareti (foro gnomonico) attraverso la quale i raggi solari entrano con un’inclinazione che cambia lungo l’arco dell’anno fino a colpire, il giorno del solstizio, un punto preciso del pavimento contrassegnato da simboli o decori particolari, che magari nasconde reliquie di importanti figure di re o di santi.
All’interno del Duomo di Milano proprio all’entrata, una striscia di ottone corre sul pavimento marmoreo parallelamente alla linea dei portoni, da destra (punto del solstizio estivo) a sinistra, fino a salire sulla parete nell’ultimo tratto (punto del solstizio invernale). Molto più antica di quella milanese è la meridiana a camera oscura della cattedrale di S. Maria del Fiore a Firenze che vede i raggi solari entrare dalla cupola e colpire il pavimento della chiesa solo dalla fine di Maggio alla fine di Luglio, per pochi minuti intorno al mezzogiorno. In questo periodo il “dito di Dio” colpisce delle lastre di ottone che nascondono una linea meridiana e due marmi circolari concentrici che rappresentano il punto solstiziale.
Sono moltissime le cattedrali italiane ed europee munite di affascinanti meridiane solari dal momento che la necessità di misurare con precisione i solstizi, il ritmo delle attività umane e il culto religioso, sono stati a lungo strettamente connessi.
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