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In sciu fâ da seia.

(una foto al giorno leva l’ignoranza di torno) a cura di Lost Dream Editions

«Forse perché della fatal quiete tu sei l’imago» scriveva Ugo Foscolo a motivare la sua predilezione per la sera, la metafora iconica della morte che avrebbe posto fine alle sue tribolazioni. L’espressione genovese che fa da titolo a questo post, «sul far della sera», piuttosto evocativa, sia a livello fonetico che contenutistico, è invece per me metafora di altri pensieri: sono tanti infatti i sentieri che partono da quelle parole. Di questi, uno mi porta a ripensare agli anni della “vecchiaia” che Ando Gilardi aveva deciso di vivere a Ponzone, in uno dei posti più belli del pianeta, dove ha avuto termine la sua lunga vita. Il virgolettato è dovuto al fatto che quegli anni sono stati fertilissimi: dal suo studio, dove spesso mi capita ancora di vederlo davanti al computer che l’aveva fatto sentire vicino ai tanti “gilardini” che lo seguivano su Facebook  (chi scrive è entrato nel “Librodeimusi” per leggere le sue riflessioni sulle immagini e sulla vita), al suo tavolo di lavoro con di fronte una finestra che si apriva su un mare di colline a perdita d’occhio, ci ha regalato dei preziosi testi digitali, che ci hanno aiutato a meglio comprendere il complesso universo iconico, e due saggi, assolutamente indispensabili per chi si occupa di immagini e di fotografia: “Meglio ladro che fotografo. Tutto quello che dovreste sapere sulla fotografia ma preferirete non aver mai saputo”, Bruno Mondadori 2007, e “Lo specchio della memoria. Fotografia spontanea dalla Shoah a You Tube”, Bruno Mondadori 2008, scritti anche loro con negli occhi quell’impossibile paesaggio dell’Alto Monferrato.
Di seguito riporto un brano da “Apologia di Plotino”, un saggio di “Revisioni” non ancora pubblicato:
Quando, nel mese di aprile del 2012, sono stato invitato a Ponzone, ho chiesto se potevo vedere lo studio di Ando Gilardi, quello spazio visitato tante volte nelle fotografie. Avevo pensato di ritrarre quell’angolo vuoto, senza il Maestro e amico, ma poi mi sono ricordato della “Fica della fotografia”, la stupenda metafora con cui Ando Gilardi, vecchio fotografo novantenne, aveva chiamato la “fotografia delle fotografie”, quella che non si prende ma si guarda nel mirino: «nessuna immagine stampata, nessuna, nessuna, nessuna è così bella, così seducente, così intrigante, così misteriosa come l’immagine del pentaprisma». Che non conosce il destino comune a ogni fotografia: «l’immagine è come un frutto delicatissimo: comincia a marcire appena la togli dalla macchina fotografica». E ho seguito il suo consiglio.
Nell’immagine:
La casa di Ando Gilardi a Ponzone.
Fotografia dell’autore, 25 giugno 2011.
La prima finestra, da sinistra, è una delle due dello studio di Ando Gilardi, quella cui il Maestro dava le spalle.

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