Vai al contenuto
Home » Blog » In due o in tanti?

In due o in tanti?

Sempre più appassionati di tango fanno chilometri pur di trovare il giusto partner per lanciarsi nel ballo più sensuale mai inventato dall’uomo. Si moltiplicano in rete i video di flash mob con danze collettive per manifestare e lanciare messaggi globali. Coppie improvvisate vengono prese da inaspettati raptus di liscio appena vedono una piazza con qualche decina di sparuti passanti e la pizzica, ribattezzata universalmente taranta, miete successi in tutto il mondo. Evidentemente qualcosa si muove negli appassionati di danza e il linguaggio del corpo sta iniziando ad arricchirsi e a recuperare antichi fasti dimenticati. In realtà il ballo è da sempre un momento di fondamentale importanza per l’aggregazione sociale e la sua natura è quella di essere un divertimento collettivo, in grado di coinvolgere intere comunità e di divertire tutti i partecipanti. Solo a metà dell’Ottocento questo tipo di intrattenimento diventa quasi esclusivamente una “faccenda di coppia”.
La maggior parte della musica da ballo fino ad allora era, infatti, musica popolare in cui, sia nelle sale private, sia nelle piazze, i movimenti dei ballerini simulavano il corteggiamento tra uomo e donna, sviluppandosi in schemi ed intrecci anche piuttosto complessi e con ritmi sostenuti. Si ballavano la giga e la quadriglia, persino nobili e borghesi si dedicavano alle “contradanze”, magari più eleganti, ma in sostanza (come dice la traslitterazione da country dance) derivazione di balli campagnoli.
La prima a lanciare la moda del ballo di coppia fu la regina Maria Antonietta a metà del Settecento, tra gli entusiasmi della corte francese e la riprovazione dei benpensanti, introducendo a corte il valzer lento, ballo estremamente scandaloso per l’epoca, dal momento che trasformava i fugaci sfioramenti delle contraddanze, in un prolungato contatto fisico tra due soli individui. Alla corte francese fu proprio a questo scopo che venne introdotto, suscitando uno scandalo inaudito tanto che per lungo tempo il valzer fu bollato come danza indecente e volgare, concessa esclusivamente alle coppie legate da parentela o prossime alle nozze.
Ovviamente la censura ottenne l’effetto di trasformare il valzer nella danza più popolare dell’Ottocento, tanto da essere citato da tutti i romanzieri dell’epoca, da Jane Austen ad Alexandre Dumas, come momento di conversazione romantica e rivelatrice. Fu reso celebre e popolare alla corte austriaca dagli indimenticabili brani di Johann Strauss senior e junior, e divenne oggetto di interesse di compositori come Haydn, Beethoven, Chopin e Tchaikovskji al punto che oggi non possiamo immaginare una scena di fine Ottocento senza almeno un valzer, zeppo di crinoline e divise da ufficiali. Ma presto il tempo del valzer sarebbe finito, spazzato via da una danza di origine argentina che, con la sua sensualità dirompente ed esplicita lo trasformò, suo malgrado, in un ballo da educande. L’eco dell’impatto del tango ancora oggi è vivissimo: non solo viene danzato per piacere, ma è anche divenuto uno strumento terapeutico capace di rafforzare il senso di responsabilità e fiducia, inoltre dal 2009 è  “patrimonio  mondiale dell’umanità”.

© riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.