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Il segreto del desiderio

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“Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
Tornare ancor per uso a contemplarvi
Sul paterno giardino scintillanti,
E ragionar con voi dalle finestre

…” 
(G. Leopardi)

Fra pochi giorni, guidati da un comune sentimento di antica reverenza verso gli dei che albergano nella nostra memoria profonda, alzeremo gli occhi al cielo come bambini per seguire le pennellate luminose delle stelle nel cielo notturno, affidando a quell’istante di anomalo splendore il nostro più grande desiderio, quel desiderio che già nel nome porta una stella. “Desiderare” (de + sidera) significa smettere di aspettare sotto le stelle … di aspettare che qualcuno torni vivo dal campo di battaglia; è una parola che ci riporta molto indietro nel tempo e parla di un’attesa piena di dolore e speranza, carica di silenzio, come dovrebbero essere tutte le attese per produrre gioia.
Noi figli del “tutto e subito” , dobbiamo ammetterlo, non siamo più capaci di attendere, né di tollerare il dolore, rischiamo così di non saper desiderare nel vero senso della parola, cioè di sentirci appagati per l’arrivo di chi abbiamo atteso, tanto da distogliere lo sguardo dal cielo, invece continuiamo a guardare le stelle in attesa di altro, e altro e altro, mentre ciò che desideriamo è accanto a noi.
Forse una parola stellare che ci si potrebbe adattare meglio è il “considerare” (con + sidera) cioè guardare le stelle in compagnia, ragionando su di esse, sul senso delle cose, a volte perdendoci in un mare di parole, assumendo più o meno intelligenti posizioni riguardo ad ogni piccolo aspetto dell’esistenza. Sì, noi umani siamo molto bravi a considerare, soprattutto negli ultimi tempi. Ma quel che attira soprattutto la nostra attenzione oggi è un particolare figlio delle stelle: il disastro (dysmale in greco antico + astro) cioè quel che nasce sotto una cattiva stella, quello che contiene in se’ un programma sbagliato che porta inesorabilmente ad una brutta fine. Non essendo più capaci di sperare, veniamo inesorabilmente attirati da quei buchi neri chiamati disastri, sia personali che collettivi, tanto da costruirci attorno un intero sistema di informazione.
Concentrare la nostra attenzione sui disastri però potrebbe farci credere che anche noi conteniamo un programma sbagliato, che il nostro destino è fare una brutta fine, ma questo, curiosamente, farebbe di noi degli assiderati (ad + sideratus) cioè dei soggetti colpiti dall’influsso maligno degli astri (perché rimasti troppo a lungo fermi sotto il cielo) e ormai incapaci di movimento, ghiacciati.
Senza rischiare l’assideramento, la notte di San Lorenzo, potremo quindi considerare che sarebbe saggio, dopo un po’, desiderare, cioè distogliere gli occhi dal cielo con fiducia che le stelle ci abbiano fatto il dono richiesto, perché potrebbe essere già nelle nostre mani.

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