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Il Re ape e il cibo degli dei

Un antico mito greco racconta che le ninfe della corte di Demetra, dea delle messi, persuasero gli uomini a non mangiare più carne. Alla ricerca di alimenti “vegetariani” la ninfa Melissa trovò per prima dei favi di miele e scoprì che erano commestibili, così insegnò la cosa alle compagne e ribattezzò le creaturine produttrici di miele con il suo nome: “melissai”.
Il nome di “melissai” (api) da allora fu usato anche per indicare le sacerdotesse di Demetra e le donne officianti il rito delle Tesmoforie (le feste in onore della dea).
Il miele nell’Antica Grecia era considerato cibo divino e la cera veniva utilizzata in ambito religioso oltre che cosmetico. Entrambe erano ritenute sostanze così sacre da essere preferite all’acqua durante le purificazioni, come accadeva nei Misteri di Mithra.
L’Iliade ci racconta che la bevanda ufficiale nell’Olimpo era l’idromele, ottenuto dalla fermentazione dei favi in acqua.
Si dice che la sapienza di Pitagora fosse il risultato del suo nutrirsi di solo miele e che sulle labbra del neonato Platone si fossero posate delle api instillandogli la saggezza, così come sul poeta Pindaro prima e su Sant’Ambrogio poi, per confermare che nell’ape convivono eloquenza, poesia ed intelligenza.
Platone riteneva che le persone capaci di sobrietà si sarebbero reincarnate in api, così industriose ed organizzate da assurgere a simbolo ideale di società. Bisogna dire però che a quei tempi si riteneva che l’ape gigante a capo dell’alveare fosse in realtà un “re” e non una regina, altrimenti Platone non si sarebbe lasciato sfuggire una tale affermazione.
L’importanza delle api nel mondo antico si può riscontrare già nell’Egitto del 3100 a.C. in cui  il profilo dell’ape operaia è il geroglifico che simboleggia topograficamente il Basso Egitto e che, contemporaneamente, corrisponde alla parola “lavoro”. Il faraone Ramses II pagava i suoi dignitari con vasetti della preziosa sostanza zuccherina.
L’apicoltura a quei tempi  aveva già raggiunto un altissimo livello nelle terre dei faraoni e si riteneva che api e miele fossero doni del dio Sole, Ra, il quale piangendo d’amore, inondava la terra di miele.
I sumeri lo impiegavano in creme con argilla, acqua e olio di cedro, per uso medico e cosmetico, mentre i babilonesi lo impiegavano per cucinare: erano diffuse infatti focaccine fatte con farina, sesamo, datteri e miele. Nel Codice di Hammurabi si ritrovano articoli con cui gli apicoltori erano tutelati dal furto di miele dalle arnie. Pare che sia di origine babilonese anche l´abitudine di regalare scorte di miele o idromele ai novelli sposi, che potessero durare per un ciclo lunare (un mese), tradizione radicata in ambito romano. Da qui nascerebbe il detto “Luna di miele”.
I Romani importavano grandi quantità di miele dalla Spagna, da Cipro, da Creta e da Malta (il cui nome originale Meilat pare significhi appunto “terra del miele”). L’imperatore Augusto, a chi chiedeva il segreto della sua longevità, rispondeva: “Curo il corpo, dentro con il miele e fuori, con olio “.
Anche il poeta Virgilio era un appassionato di miele ed api. Nelle “Georgiche” riversò le sue competenze di apicoltore rivelando anche la sua predilezione per il miele di timo, sebbene fosse convinto che le api non mielificassero per se stesse, ma per altri.
Gli equivoci sulla morfologia delle api, sulla loro organizzazione sociale, sul loro comportamento durarono parecchi secoli prima che Galileo Galilei, nel 1624, dotasse di un microscopio il principe Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, che lo usò per disegnare le api su una stampa per il Papa.
L’ape  fu così il primo insetto della storia ad essere rappresentato “scientificamente”, così come era visibile attraverso un microscopio.

© riproduzione riservata

2 commenti su “Il Re ape e il cibo degli dei”

    1. Stefania Lucarelli

      Buongiorno Paolo, ho scorso velocemente il testo da lei linkato ed effettivamente neppure io ho trovato l’articolo del codice che si riferisce a questa notizia. Immagino che la fonte esatta esista, visto che nel web è scritto un po’ ovunque, magari è stata trovata in qualche tavoletta o in qualche fonte diversa come la Bibbia o le Storie di Erodoto.
      La mia fonte è questa:
      https://books.google.it/books?id=BwbcAwAAQBAJ&pg=PA26&lpg=PA26&dq=tavoletta+miele+babilonesi+furto&source=bl&ots=zW8HuOTJyz&sig=ACfU3U2Q4gRwCMnXMoG5oUzv8dRBCfpabg&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwi_7OCFusf0AhUQ3aQKHYIqAzYQ6AF6BAgoEAM#v=onepage&q=tavoletta%20miele%20babilonesi%20furto&f=false

      Buona ricerca!

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