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Il mestiere dello snob

ritratto alla moda e locandina teatrale - elaborazione ©Fototeca Gilardi

Il nostro mondo è diventato terribilmente snob.
Esclusione ed esclusiva sono le nuove parole d’ordine per chiunque voglia venderti qualcosa.
Tutti tesi a creare una piccola bolla protettiva in cui racchiudersi con altri pochi eletti, peggio va la nostra vita più sentiamo di dover snobbare chi ha aspetto, idee e abitudini differenti, per sentirci superiori, privilegiati e in vetta.
Ma se per essere davvero snob (e costruirci una carriera) devi avere l’intelligenza di Oscar Wilde, per agire da snob “de noantri” puoi dimenticare tranquillamente le radici british di questo termine, nato da una celebre frase del più ostinato snob che la storia inglese abbia mai prodotto: Lord Chesterfield.
Il nobiluomo, che funestò la vita del figlio con mille raccomandazioni su come diventare un perfetto cortigiano/diplomatico e che riteneva il maestro di danza il più indispensabile degli insegnanti, affermò che il mestiere del cortigiano è tanto un lavoro come quello del calzolaiocalzolaio che in inglese è shoemaker, ma viene anche indicato con il termine gergale snob. L’arte del cortigiano, per il pomposo Lord, necessitava perciò di apprendere tecniche di comportamento finalizzate a distinguersi per raffinatezza e nobiltà, senza spiacere mai ai potenti o a chi poteva elargire favori, come un esperto “mestierante” di corte.
L’etimologia del termine snob però è incerta: c’è anche chi afferma derivi da “sine nobilitate”, cioè senza nobiltà, indicando in modo un po’ sprezzante i nuovi ricchi borghesi, ansiosi di entrare a far parte del privilegiato mondo dei nobili di nascita e per questo timorosi di essere esclusi, ma sovente eccessivi nel maneggiare l’arma impropria dell’esclusività.

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