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Il maiale scomparso

Il mese di maggio, in ambito cattolico, è il periodo tradizionalmente dedicato al culto della Vergine Maria, figura sacra che si sovrappose a un’altra figura femminile venerata nell’Antica Roma per celebrare la massima fioritura primaverile: l’antica dea Maia, dal cui nome deriva “Maggio”, il mese a lei dedicato.

Questa dea, personificazione della virtù riproduttiva femminile, del risveglio della Natura e della fecondità vegetaleanimale, era una delle divinità più importanti nei rituali agricoli antichi.
La sua omonima greca era la più bella delle Pleiadi e madre di Ermes. La Maia latina invece era

legata a doppio filo al dio del fuoco Vulcano (che movimentava il sottosuolo, così come lei movimentava la superficie terrestre) e ogni inizio di maggio riceveva in sacrificio una scrofa gravida, simbolo di fecondità e capace di trasmettere la capacità riproduttiva ai campi e alla natura in esplosione.
Il suino era il suo animale sacro: noi oggi lo chiamiamo comunemente “maiale”, ma usiamo un aggettivo che lo definisce come appartenente alla dea, infatti originariamente era detto “suus maialis”: suino di Maia.
La Dea, fusasi con la più antica dea Maiesta, presiedeva ai contratti agricoli e di vendita del bestiame e aveva come albero sacro il Maggio-ciondolo che si riempie di candidi grappoli fioriti, proprio a maggio. Spesso era associata o affiancata alla figura di Flora (dea della vegetazione) altra personificazione del risveglio della primavera che veniva festeggiata sempre all’inizio di maggio nei Ludi Florales in un tripudio di fiori e colori, attraverso rappresentazioni teatrali simili agli odierni spogliarelli (la nudatio mimarum) e spettacoli circensi.
Il suo legame col dio del fuoco Vulcano fa pensare che in tempi remoti Maia fosse Estia (o Vesta), la dea del focolare, custode del fuoco sacro e capace di fornire il calore necessario allo sviluppo della vita vegetale.
Sebbene l’associazione di una figura sacra con il maiale oggi sembri blasfema (in quanto abbandonata nel passaggio dal culto di Maia a quello di Maria), molti altri rituali e simboli sono passati quasi inalterati da una religione all’altra. Mantenuto in vita oggi per puro interesse antropologico o turistico, l’antico rito del Calendimaggio per millenni ha accompagnato pagani e cristiani nella celebrazione del risveglio della primavera attraverso il simbolo del “Maggio”, un ramo (o un fantoccio di spighe) addobbato di fiori e primizie che veniva preparato e portato casa per casa accompagnato da canti e balli ed omaggiato con doni da tutta la popolazione per essere infine eretto, carico di ogni ben di dio, come “albero della Cuccagna”.
La ricchezza della natura celebrata nell’antico culto di Maia lo rivediamo anche in uno dei suoi più tipici attributi, la cornucopia, che la avvicina all’immagine della Fortuna.
La venerazione mariana si innestò senza grossi problemi su quelle che erano celebrazioni millenarie di una dea Madre della primavera, radicate in tutta Europa, ripulendo gli antichi culti da ogni manifestazione carnale (suini compresi), e separando in modo non traumatico il pagano Calendimaggio dal fenomeno tutto mistico delle successive apparizioni mariane, così frequenti proprio nel mese dedicato all’antica dea.
Tre delle più celebri ricordiamo quella di “Nostra Signora di Caravaggio”, o Santa Maria del Fonte, che sarebbe apparsa il 26 maggio 1432 a Giannetta de’ Vacchi a Caravaggio, in provincia di Bergamo.
Famosa è anche l’apparizione della Madonna del Soccorso, che nel maggio 1521 a Cori (LT), venne vista da Oliva Iannese, una bambina di tre anni che si era smarrita in montagna, con la quale Maria sarebbe rimasta per 8 giorni interi, giorno e notte.
La più conosciuta di tutte però è l’apparizione della Madonna di Fatima, piccolo villaggio portoghese in cui, il 13 maggio 1917, tre bambini, figli di contadini della zona (Lucia dos Santos, Giacinta e Francisco Marto) videro per la prima volta la Vergine Maria davanti ai loro occhi e ne raccolsero le misteriose parole sull’imminente sorte del mondo.

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1 commento su “Il maiale scomparso”

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