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Il guardiano della soglia

Una delle prime divinità dell’Antica Roma, Giano viene presentato da Virgilio, nell’Eneide, come una figura sacra preesistente a Saturno e Giove, mentre Ovidio indica la sua dimora sul colle del Gianicolo, che in latino significa appunto “luogo abitato da Giano”. Da qui il dio avrebbe regnato sui primitivi abitanti del Lazio insegnando loro le arti della navigazione, della coltivazione della terra e il rispetto della legge.
Nella sua riforma del calendario romano, Numa Pompilio dedicò al dio Giano il primo mese successivo al solstizio d’inverno, Gennaio, che con la riforma giuliana del 46 a.C. passò ad inaugurare il nuovo anno, come dettavano le specifiche funzioni dell’antica divinità agreste preposta all’inizio di tutte le cose.
Come dio protettore del passaggio e degli inizi, delle partenze e dei ritorni, veniva invocato e celebrato dagli antichi romani per la semina e le attività agricole, per gli affari pubblici e i commerci privati. Ogni preghiera iniziava con un’invocazione al dio Giano. Tutti gli incroci delle strade erano sacri a Giano e lì si offrivano al dio sacrifici e tavolette votive.
Contrapposto a Diana (o Jana), antica divinità lunare, Giano (Janus) rappresentava il sorgere del sole: è il dio che, con il suo movimento, apre e chiude la giornata come una porta (in latino janua).
Già presente nella tradizione greca col nome di Ianos, questa figura era preposta ai vaticinii e all’apertura dei giochi olimpici. In ambito romano Giano veniva nominato sempre prima di tutte le altre divinità in qualità di creatore degli uomini e padre degli dei e il suo sacerdote (il rex sacrorum) nelle processioni precedeva persino il sacerdote di Giove.

Raffigurato bifronte, con due facce unite per la nuca, Giano guardava allo stesso tempo al passato e futuro, che in lui coincidevano.
Nel suo tempio le Vestali custodivano un fuoco sacro tra due porte: entrata e uscita. A queste porte erano connessi due epiteti del dio: Patulcius (colui che apre) e Clusius (colui che chiude). Le porte del tempio di Giano si spalancavano in tempo di guerra poiché il dio era preposto all’inizio dei conflitti, mentre venivano chiuse appena raggiunta la pace e nel suo tempio venivano eseguiti sacrifici per avere un responso sulla riuscita delle imprese militari.
Giano era chiamato anche Agonius, con riferimento alla festa in suo onore (Agonium) che si celebrava il 9 gennaio, quando le persone si scambiavano doni chiamati strenae (da cui l’italiano strenna).
Appartenevano a Giano le porte, le soglie e i ponti e, in generale, ogni forma di passaggio e mutamento, tutto ciò che riguardava un inizio ed una fine. Il suo sguardo bifronte custodiva l’entrata e l’uscita dalle porte di casa e il dio portava in mano, come i portinai (ianitores) una chiave e un bastone, immagine che ispirò la figura di San Pietro come custode delle porte del Paradiso.
Il volto maturo e barbuto, simbolo del passato, e quello giovane e gioioso, simbolo del futuro, guardando contemporaneamente indietro e avanti rappresentano bene il potere del Dio sul tempo, tanto che Giano (raffigurato con due, tre o quattro teste) finì per simboleggiare l’avvicendarsi delle stagioni, il ciclo della vegetazione, la posizione della terra nell’orbita dell’eclittica, gli equinozi di primavera e di autunno e le porte solstiziali, attraversando le quali il Sole dà inizio alle due metà, ascendente e discendente, del percorso annuale.

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