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Il genio precoce

Wolfgang Amadeus Mozart banbino, al clavicembalo, bassorilievo elaborazione ©Fototeca Gilardi

Quando pensiamo ai bambini prodigio la nostra mente corre immediatamente a Mozart, ma la storia è piena di talenti precoci e quasi sconosciuti, o di personaggi celebri che nascono come enfant-prodige per poi diventare dei geni nel loro campo. Innumerevoli sono nella storia i bambini prodigio pianisti e violinisti: Niccolò Paganini, aveva la padronanza completa del suo strumento fin dall’età di 9 anni; Vivien Chartres, figlia della scrittrice Annie Vivanti, faceva concerti dagli 11 anni (la madre dichiarò inizialmente che la bambina ne aveva 9 beccandosi una denuncia per sfruttamento di minore); anche Giacomo Meyerbeer era naturalmente dotato per la musica e, già all’età di 6 anni, dava concerti pubblici molto apprezzati dagli appassionati. Lo stesso si può dire di Franz Liszt virtuoso nato, che a soli 14 anni compose un’opera, Don Sanche ou le Chateau d’amour. Fryderyk Chopin iniziò ad esibirsi e a comporre all’età di 7 anni; a 15 la sua fama era tale che ricevette un invito per tenere un concerto davanti allo Zar Alessandro I, ricevendo in omaggio dal sovrano un anello di diamanti.
Se nel campo musicale la quantità di talenti precoci è consistente, non dobbiamo pensare che nelle altre arti non figurino enfants-prodige, basti pensare al geniale Raffaello Sanzio che, orfano undicenne, era già in grado di condurre la bottega paterna; o a Michelangelo che a 12 anni possedeva una tecnica tanto perfetta che il suo maestro, il Ghirlandaio, dichiarò di non avere più niente da insegnargli. Rembrandt disegnava a meraviglia, per istinto naturale, molto prima di imparare a leggere; Dürer, dotato fin da ragazzo di eccezionale talento, imparando le tecniche di incisione sui metalli nella bottega orafa del padre realizzò a soli 13 anni un suo autoritratto “a punta d’argento”: questo disegno viene considerato il primo autoritratto dell’arte europea. Picasso alla stessa età viene riconosciuto dai critici come un genio della pittura, ma realizzava opere fin dai 9 anni.
Se ci avventuriamo nel mondo della letteratura, della filosofia e della storia troviamo personaggi incredibili come l’oratore greco Ermogene che all’età di 15 anni era già un docente famoso ricercato per la sua formidabile abilità retorica persino dall’imperatore Marco Aurelio. O un genio come Torquato Tasso che a 6 mesi parlava e a 7 anni conosceva il latino; oppure Pietro Metastasio, che da bambino sembra fosse abilissimo ad esibirsi in pubblico improvvisando versi. A 11 anni venne notato da Gian Vincenzo Gravina, fondatore dell’Accademia dell’Arcadia, che divenne suo protettore e lo seguì negli studi tanto che a 14 anni il giovane Metastasio aveva già composto la sua prima tragedia.
Altro genio precocissimo, in campo linguistico, è quello di Champollion (traduttore della stele di Rosetta e primo decifratore dei geroglifici egizi) che a 16 anni conosceva il Copto e a 20 parlava fluentemente il Latino, il Greco, l’Ebraico, l’Amarico, il Sanscrito, l’Etiopico, l’Arabo, il Pahlavi, il Siriaco e il Cinese. Altro bambino prodigio, Giacomo Leopardi, capace di scrivere in latino e di comporre versi fin dall’età di 9 anni. Il suo “studio matto e disperatissimo” non va immaginato come studio di un giovane uomo: in quel periodo ha dagli 11 ai 16 anni e questo lavoro spropositato per un ragazzino, produsse (oltre ai noti danni fisici), numerosi scritti di logica, filosofia, morale, fisica, astronomia, gravitazione, idrodinamica, etc. In quel lasso di tempo Leopardi apprese da autodidatta anche il greco, l’ebraico, il francese, l’inglese, lo spagnolo, il tedesco e il sanscrito.
Thomas Chatterton giovanissimo poeta romantico inglese, manifestò il suo talento intorno ai 6 anni, insieme a un carattere solitario, ombroso, malinconico e avulso dalla realtà. Completamente assorbito dai libri, a 8 anni era capace di restare tutto il giorno a scrivere; a 11 divenne collaboratore del Bristol Journal, per poi morire suicida a 17.
John Stuart Mill, pietra miliare del pensiero economico inglese, era un bambino estremamente precoce: educato dal padre in matematica e storia fin dai 3 anni (proprio allo scopo di raggiungere vette di genialità), a 10 leggeva i classici greci e latini in lingua originale e a 13 era già in grado di approcciare gli scritti di economia politica di Adam Smith e David Ricardo. Dello stesso stampo Jeremy Bentham, filosofo utilitarista e esponente di spicco del pensiero liberale; si dice che a 3 anni fu trovato intento a leggere un volume sulla storia dell’Inghilterra rimasto sulla scrivania paterna. Indirizzato immediatamente allo studio del latino, a 12 anni fu mandato al Queen’s College di Oxford, dove si laureò appena diciottenne.

Però il campo in cui si contano più geni precoci è quello della scienza: Albrecht von Haller, fondatore della fisiologia sperimentale, a 4 anni predicava e a 5 divorava libri; Galileo Galilei a 17 anni riuscì a iscriversi all’Università di Pisa, dove tre anni più tardi ottenne la cattedra di Matematica.
Leibniz, inventore del concetto matematico di “funzione” e teorico del calcolo infinitesimale, a 6 anni aveva imparato il latino da solo e a 15 anni era stato ammesso all’Università di Lipsia. Qui in due anni ottenne la laurea in Filosofia e, nei successivi tre anni, in Giurisprudenza. Secoli prima di Liebnitz , nella stessa università di Lipsia un ragazzino famoso per la sua sapienza in campo matematico e astronomico era stato ammesso all’età di 11 anni: Johannes Müller da Königsberg (Regiomontano). A soli 21 anni era diventato “Magister artium”, cioè si era laureato. La sua sapienza in campo ottico e meccanico ne aveva fatto un costruttore di astrolabi e di meridiane per i potenti dell’epoca, ma era un genio nel realizzare “automi”: si dice che fu in grado di far volare incontro all’imperatore un’aquila meccanica e farla tornare indietro.
Altro genio rivelatosi in giovanissima età fu il francese Blaise Pascal che a soli 12 anni aveva segretamente risolto le prime 23 teorie scritte da Euclide. Incredibilmente dotato in matematica e fisica, fin da ragazzino partecipò alle discussioni scientifiche dell’epoca attraverso una fitta corrispondenza con studiosi altrettanto geniali come Galileo Galilei, Cartesio, Pierre de Fermat ed Evangelista Torricelli. Grazie alla sua prodigiosa memoria, componeva e revisionava i suoi studi “a mente”, riportandoli sulla carta solo quando erano perfetti.
John Von Neumann, uno dei più grandi matematici della storia moderna, ad appena 6 anni era in grado di memorizzare a vista interi elenchi telefonici e sapeva dividere a mente numeri a otto cifre.
Ma il vero indiscusso genio della matematica fu il tedesco Carl Gauss, capace a 2 anni di leggere, a 3 di contare, ma così bene da correggere le fatture di suo padre. Si racconta che un giorno il suo maestro di quinta elementare propose un problema di aritmetica che tenesse occupati i bambini a lungo: calcolare la somma dei numeri da 1 a 100. Dopo pochi minuti Gauss si presentò al maestro con la soluzione: all’età di 10 anni aveva inventato mentalmente un algoritmo per sommare i primi 100 numeri naturali. Una mente così brillante non poteva che apportare contributi fondamentali all’algebra, alla teoria dei numeri e alla geometria. Prodigioso calcolatore umano, Carl Gauss diede svolte fondamentali anche in campo astronomico, magnetico e statistico, ma la sua riservatezza e l’abitudine a non pronunciarsi fino a che il ragionamento non fosse perfetto, lo portò a non diffondere moltissime delle sue teorie, che avrebbero fatto fare un deciso balzo in avanti alla scienza dei numeri.

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