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Il caffè della Peppina

caffettiera napoletana con tazzina e chicchi di caffè, fotografia Patrizia Piccini, ©Fototeca Gilardi

Una delle più conosciute tradizioni italiane, oltre alla musica, al cibo, all’arte, è quella che ci vuole cultori del caffè. Il nostro risveglio è indissolubilmente associato ad una tazzina di questa bevanda amara e corroborante, nata dall’altra parte del mondo, ma fatta nostra da secoli.
In epoca di cialde inquinanti e macchinette per espresso, dimentichiamo che lo strumento principe per la preparazione classica del caffè, la moka, è stato inventato da un italiano, Alfonso Bialetti, nel 1933. In ogni casa fino a qualche decennio fa la moka lavorava indefessamente tutto il giorno: per il caffelatte della mattina, per il caffè del dopo pranzo, per gli ospiti occasionali, gorgogliando e spandendo intorno il suo aroma. Di solito ce n’era più di una per casa: a seconda di quanto caffè era necessario ottenere si poteva usare la moka minima da 1 tazza, fino a quella da 18 tazze. Un paio di formati per famiglia solitamente erano presenti.
La moka però era seconda ad una caffettiera più antica, di origine francese, ma ribattezzata “napoletana” per ovvie ragioni, anzi ribattezzata in realtà “cuccuma”. Si trattava di una caffettiera nata nel 1819, inizialmente in rame e poi costruita in alluminio, costituita da due serbatoi e un filtro centrale; andava rovesciata su se stessa al momento dell’ebollizione dell’acqua in modo da permettere la discesa del liquido attraverso il caffè, nel secondo serbatoio. Adottata dai napoletani come fosse una loro creatura, per meglio conservare l’aroma del caffè durante i lunghi minuti di filtraggio, la cuccuma venne dotata di un cuppetiello, cioè un piccolo cono di carta che copre il beccuccio, da togliere al momento di versare il caffè.
Anche l’espresso però nasce in Italia e precisamente a Torino, dove un produttore di liquori e cioccolata, Angelo Moriondo, avendo la necessità di servire i caffè in modo più rapido ed efficiente nei suoi bar, progettò la prima macchina per caffè espresso.
Il meccanismo era il seguente: l’acqua veniva fatta bollire e attraverso un sistema di serpentine raggiungeva il contenitore con il caffè, poi veniva portata in pressione consentendo di preparare la calda bevanda immediatamente. Con questa geniale macchina si potevano fare ben 10 tazze di caffè ogni 2 minuti e fino a 300 tazze in un’ora, da qui l’appellativo di “espresso”.
L’invenzione di Moriondo, fatta in collaborazione con il meccanico Martina, fu presentata all’Expo Generale di Torino del 1884 destando l’interesse della stampa e il primo brevetto venne depositato il 16 maggio dello stesso anno.

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