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Il banco è mobile (qual piuma al vento …)

Alunni ai banchi di scuola. Fotografia di Ando Gilardi, Melissa  1954 - ©FototecaGilardi

Lo spazio della didattica è sempre stato un fattore fondamentale dell’insegnamento: la grandezza delle aule, la scelta di fare lezione in ambiente chiuso o aperto, l’uso della lavagna, la forma e la disposizione dei banchi, la posizione della cattedra cambiano totalmente le relazioni tra studenti, e tra studenti ed educatori, oltre a favorire differenti tipologie di apprendimento.
La classe/aula nasce come uno spazio chiuso costruito intorno ad una rigida relazione tra docente e allievi, ma con il passare del tempo la pedagogia libera progressivamente questo spazio dalle compassate geometrie interne delle file ordinate di banchi: lo spazio didattico si ammorbidisce, si apre acquistando una flessibilità più adeguata a una società meno autoritaria, scopre il lavoro di gruppo e favorisce la socialità e l’integrazione, sceglie di utilizzare spazi esterni e ambienti extrascolastici per educare.
Mentre lo spazio pedagogico perde i suoi confini e si adatta alla rivoluzione digitale, anche la forma dei banchi subisce un’analoga evoluzione: se osserviamo le immagini che ritraggono gli alunni dei primi del Novecento, li vediamo schierati in lunghe panche o nei famigerati banchi a due posti che oggi, per questioni di prevenzione sanitaria, vengono messi al bando per la seconda volta (scomparsi negli anni Settanta sono riapparsi recentemente nelle aule per mere questioni economiche).
Ed ora è la volta dei banchi singoli con le rotelle, banchi che assomigliano più a sedie da conferenza che a scrivanie, o postazioni di lavoro. Molti hanno espresso perplessità sulla loro capacità di svolgere la funzione alla quale sarebbero preposti, ma una cosa è certa: cambieranno le modalità di apprendimento e cambierà la percezione dello spazio degli studenti che si troveranno a usarli tentati (senza ombra di dubbio) dalla loro mobilità così poco adatta a mantenere l’agognato distanziamento.

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