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Guerra e Pace

Il  prossimo 21 settembre, equinozio d’autunno, ricorre come ogni anno la giornata internazionale della Pace, proprio mentre sono in corso decine di conflitti armati in tutto il globo.
Più che mai auspicabile, e da sempre nei desideri delle popolazioni civili di ogni continente, la Pace mondiale resta ancora un’utopia, sottoposta com’è a politiche internazionali compromesse con un’economia predatoria e colonialista, ormai chiaramente disfunzionale alla vita umana.
Da decenni i più illuminati economisti, sociologi e scienziati stanno invitando i governi ad attuare cambiamenti drastici sia sul fronte armamenti, sia su quello economico generale, per fondare le società su meccanismi meno dannosi per la nostra incolumità fisica, psichica ed etica, ma senza risultati.
Noi cittadini arranchiamo confusi cercando di adattarci a condizioni sempre meno “naturali” e riproduciamo, nelle nostre interazioni quotidiane, ciò che avviene su larga scala nel mondo: conflittualità, liti, contrasti, aggressività, mancanza di rispetto, mancanza di attenzione verso i nostri simili, il tutto per paura di perdere un fantomatico “primato” a cui sembriamo particolarmente affezionati.
La Pace sembra non appartenere alla specie umana, da qualunque punto di vista la si osservi.
È auspicabile perciò che questa giornata internazionale, istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 30 novembre del 1981, non resti una celebrazione vuota di significato. Tanto più quest’anno, in cui ricorre il centenario dell’inizio della prima guerra mondiale , le cui celebrazioni riportano alla memoria le tragiche vicende che videro morire milioni di giovani inconsapevoli, nel primo conflitto “moderno” della storia, con tanto di armi chimiche, bombe, guerriglie e con la perdita (fisica o psichica) di un’intera generazione.
La risoluzione che stabilì la necessità di una Giornata internazionale della Pace nacque per impegnare tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite e le organizzazioni regionali e non governative, a commemorare il giorno sia attraverso l’educazione e la consapevolezza pubblica, sia nella cooperazione per la pace globale.
Dal 2002 l’invito è ancora più esplicito e consiste nella richiesta, a tutte le nazioni e a tutte le persone, di cessare le ostilità per 24 ore. Per questo il 21 settembre è anche chiamato: il giorno del “cessate il fuoco”. Una breve tregua che può fare la differenza solo se viene usata come spunto per trovare soluzioni pacifiche alla risoluzione dei conflitti … pubblici e privati.

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