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Giubileo 2016: la porta africana

Fotografia di Ando Gilardi #andogilardi

Domenica prossima 29 novembre, con qualche giorno in anticipo rispetto all’inizio ufficiale del Giubileo straordinario della misericordia, Papa Francesco aprirà la prima Porta Santa nella cattedrale di Bangui, durante il suo viaggio nella Repubblica Centrafricana. Come molti gesti di Papa Bergoglio, anche questo porta con sé un messaggio molto forte e costituisce un precedente storico, visto che fin dal XV secolo, la cerimonia di apertura dell’Anno Santo si è sempre svolta a Roma.
Fu Papa Martino V ad aprire nel 1423, per la prima volta la Porta Santa nella Basilica di San Giovanni in Laterano. In San Pietro invece l’apertura della

Porta Santa è attestata per la prima volta nel Natale del 1499 per volontà di Papa Alessandro VI che decise di aprire ben quattro porte Sante, non solamente a San Giovanni in Laterano, ma anche nelle altre basiliche romane: San Pietro, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura. Una piccola porta, probabilmente di servizio, che si trovava nella parte sinistra della facciata della Basilica di San Pietro, fu allora allargata e trasformata in Porta Santa, proprio nel luogo in cui si trova ancora oggi.
Con questo rituale, da allora rigidamente codificato e cambiato leggermente solo da metà del secolo scorso, si inaugura un tempo di perdono in cui le Porte Sante simboleggiano la misericordia divina che spalanca le braccia all’uomo sinceramente pentito.
Dal 1500 fino al 1975 la Porta Santa delle quattro basiliche romane, che oggi è solo una porta murata dall’interno, era una semplice apertura chiusa da una parete che veniva colpita inizialmente per tre volte dal Papa con un martello, per poi essere demolita dai muratori. Il martello che oggi è un prezioso oggetto d’arte con il quale il Papa dà colpi simbolici, all’inizio era proprio un martello da muratore che anche il pontefice scagliava con energia per creare una vera spaccatura. I calcinacci del muro “santo” venivano ritenuti reliquie sacre tanto da essere sottratti in massa dai pellegrini presenti, soprattutto in epoche antiche.
Fino al 1975 queste aperture delle basiliche restavano quindi costantemente aperte, solo di notte venivano coperte dalle disadorne porte di legno che coprivano solitamente il muro tra un giubileo e l’altro.
Oggi invece il muro viene rimosso prima dell’apertura dei battenti e poi ricostruito dopo la chiusura, alla conclusione dell’Anno Santo. Ormai i Papi non si sporcano più le mani con calce e cazzuola come un tempo accadeva al momento della chiusura solenne: l’ultimo pontefice a farne uso è stato, infatti, Papa Pio XII nel 1950. Ma la cerimonia di ricostruzione del muro comprende altri due elementi: fin dal Giubileo del 1500 era uso includere nella calce alcune monete d’oro, che ancora oggi vengono murate nella Porta Santa (poste all’interno di una cassetta) e sia le pietre che i mattoni vengono aspersi di acqua benedetta prima di servire alla ricostruzione del muro.

Così, quest’anno non ci resta che attendere di vedere quali saranno le sorprese che Papa Francesco introdurrà in questo cerimoniale un po’ ammuffito, trasportandolo in terra africana, dove la misericordia divina pare più che mai necessaria.

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