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Easter e la lepre

Buona Pasqua! immagini augurali XIX e XX secolo,  elaborazione ©Fototeca Gilardi

Da quale tana della storia salta fuori il coniglietto di Pasqua?
La contaminazione culturale da parte statunitense ha aggiunto ai nostri simboli zoomorfi della rinascita (agnelli, colombe e pulcini) anche il piccolo batuffoloso coniglietto, che occhieggia qui e là tra le montagne di uova di cioccolata.
In realtà quello che per noi è oggi un coniglio, in origine era una lepre, la Osterhase, figura del folklore germanico che, all’arrivo della primavera, lasciava un mucchietto di uova solo ai bambini buoni, un po’ come la nostra Befana.
Attirata dalla presenza di un nido comodo, o di un cestino per le uova, dall’Europa arriva negli U.S.A. con le migrazioni tedesche del XVIII secolo.
Il primo a ricostruirne la storia fu uno dei fratelli Grimm, Jacob, nel suo trattato “Deutsche Mythologie” del 1835.
Secondo le ricerche di Grimm, linguista e filologo, la lepre pasquale sarebbe un animale totemico, sacro alla dea sassone della primavera Eostre (o Ostara) da cui deriva il nome nordico della Pasqua: Easter.
Le tracce del mito sono molto scarse così come i cenni alla lepre, ma la fonte sembra antica e autorevole, niente meno che il monaco cristiano Beda il Venerabile, che nel trattato “De temporum ratione” (725 d.C.) parla per la prima volta di Eostre.
Qualche malalingua già ai tempi dei Grimm, tacciava il Venerabile Beda di eccessiva fantasia, tuttavia è certo che Ostara fosse per i popoli germanici la divinità portatrice di fertilità e vita, identificata con l’Est, il punto da cui ogni mattina risorge il Sole, finita poi ad indicare l’Equinozio di Primavera e le relative celebrazioni.
Tutti gli animali più prolifici venivano posti sotto la protezione delle dee della fertilità, ed è così che la lepre (per i cristiani simbolo di lussuria sfrenata) appare al fianco di Eostre a simboleggiare l’esplosione della vita vegetale e animale.
La dea Ostara/Eostre può essere associata alla figura greca di Estia e a quella latina di Vesta, riportando anche nel nome l’eco della familiarità con queste antichissime dee di origine matriarcale. Molti elementi caratterizzanti la celebrazione della Primavera germanica confermerebbero la sovrapposizione di queste tre figure divine appartenenti a un’epoca che precede le invasioni indoeuropee: l’usanza di tenere una fiamma accesa nel tempio di Ostara durante la festa a lei dedicata, la celebrazione di nozze ierogamiche (matrimonio sacro tra la dea e il dio, per mezzo di rituali orgiastici), e infine l’uso di regalare uova colorate simbolo di fertilità che, prima di essere uova di gallina, erano uova di serpente, animale sacro alle Veneri paleolitiche, immagini della Dea Potnia.

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