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Draghi: buoni a est, malvagi a ovest

Domenica 10 febbraio, Capodanno cinese, sono iniziati 15 giorni di celebrazioni che si concluderanno il 24 (Festa delle lanterne) con la tradizionale “danza del dragone“.
Questa sfilata, in cui un dragone di cartapesta e stoffa viene mosso sinuosamente da almeno 11 persone, rappresenta nelle comunità cinesi all’estero, l’evento più spettacolare dei festeggiamenti connessi al Capodanno e prelude alla rigenerazione stagionale primaverile.
Il drago cinese, oltre a rappresentare potere, forza e capacità di difesa, porta con sé anche elementi di bonarietà, simpatia, giocosità che lo rapportano all’universo infantile, infatti ama giocare coi bambini e li spaventa scherzosamente durante la sfilata.
Nella mitologia cinese il drago è un animale polimorfo, cioè formato da altri nove animali legati al mondo mitico: ha testa di cammello, corna di cervo,  occhi di coniglio o di gambero, orecchie di mucca, corpo di coccodrillo, ventre di rana, scaglie di carpa, zampe di tigre, artigli d’aquila.
Tutti i draghi serpentiformi orientali, creature divine positive, erano simbolicamente associati a montagne sacre e foreste, al mondo acquatico e al Cielo, tanto che nella religiosità popolare cinese venivano considerati apportatori di pioggia, infatti si riteneva che dai conflitti di draghi di sesso diverso, si scatenassero i temporali.

Per noi occidentali invece i draghi sono spesso l’incarnazione del Male da combattere e sconfiggere, come nella lotta fra il drago e S.Giorgio o nei poemi cavallereschi.
Omero più volte nell’Iliade cita dei draghi e il primo drago che si incontra in letteratura, a difesa di un “tesoro”, è quello che custodisce il Vello d’oro nell’impresa degli Argonauti.

Questa figura mitologica, magistralmente raffigurata nei bestiari, accomuna tutte le culture e assume aspetti anche molto diversi da un luogo all’altro, ma solitamente è un rettile a sangue freddo, carnivoro, che depone uova.
L’aspetto che noi conosciamo meglio è l’immagine classica del drago occidentale con due zampe, due ali, la pelle squamosa, la coda da serpente e le fauci sputafuoco e si chiama Viverna, animale araldico che compare anche in molti dipinti medievali e rinascimentali.
Lo conosciamo bene anche attraverso l’iconografia religiosa poiché appare nelle leggende legate a moltissimi santi: da San Mercuriale a San Michele Arcangelo, da Santa Marta a San Silvestro, da San Filippo, a Santa Margherita, da Santa Giustina a  San Giulio e Giuliano. Nelle leggende sacre  è spesso possibile interpretare questi draghi come simbolo della morte provocata da zone paludose e malsane, che i vari santi vittoriosi furono semplicemente in grado di bonificare.

Una vicenda diversa è quella di San Giorgio che sconfigge invece un “modello” di drago chiamato “Drago di Giaffa”, un anfibio molto simile ad un gigantesco varano o ad un mostruoso coccodrillo: i crociati che combattevano a Giaffa sostenevano che il giovane aveva domato con la lancia un “drago di palude” salvando una ragazza, vittima sacrificale del mostro che poi fu condotto in città dove gli abitanti lo uccisero.

Nella mitologia norrena i draghi, chiamati Wurm (vermi) invece appaiono come giganteschi mostri marini distruttori di navi o serpi volanti in grado di parlare e di comprendere molte lingue, che custodiscono tesori, come Fafnir, il drago a guardia dell’ Anello dei Nibelunghi.

Sia in oriente che in occidente appaiono anche le figure di draghi a più teste, come l’Idra o il drago dell’Apocalisse e nella religione vedica una divinità assetata di potere chiamata Vritra, come personificazione della siccità, prendeva le sembianze di un Naga, un serpente, a tre teste.

Da non dimenticare, infine, il famoso Serpente Piumato un dragone tipico delle zone dell’America Latina e del Messico: un enorme drago senza zampe e dalle ali piumate, dotato di una vista acutissima e di un soffio infuocato letale. Veniva venerato dalle antiche popolazioni del continente americano, che gli elargivano doni e sacrifici.

La passione per queste figure mitologiche e leggendarie, in epoca moderna è cresciuta a dismisura attraverso i racconti fantasy modellati sulla saga di Tolkien approdando addirittura nell’universo dei videogiochi e dei giochi di ruolo. Fondendo oriente e occidente, nord e sud sono nati così superdraghi, maestri di saggezza capaci di volare, parlare, sputare fuoco e comunicare con il pensiero.
.. forse è un po’ troppo, anche per un drago!

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