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Di solo pane

Allarme! Il consumo di pane è ai minimi storici e non è colpa della Quaresima appena iniziata (che non sposta più neanche una virgola nel PIL nazionale).
La notizia , che non sembra distinguere tra l’acquisto di pane e il consumo di pane, anche se oggi moltissime persone il pane se lo fanno in casa, fa scattare nella nostra mente una paura ancestrale.

Il pane, l’alimento più semplice e diffuso al mondo, l’alimento base dell’umanità legato a doppio filo ai riti religiosi e al potere, nel nostro immaginario è sinonimo di vita, di sopravvivenza. Istintivamente la notizia del “calo” di pane ci fa pensare alla penuria, alla povertà, alla carestia, ci riporta irrazionalmente ai moti per il pane che hanno caratterizzato la nostra storia, con gli assalti ai forni e il furto della farina.
Si racconta che l’imperatore Vespasiano (che aveva un certo acume per gli affari tanto da aver lucrato anche sugli escrementi dei romani, con l’invenzione delle latrine pubbliche) avesse raggiunto il potere appropriandosi prima dei magazzini e dei silos di grano, poi controllando la distribuzione dei cereali.
I primi panificatori della storia erano stati però gli Egizi, i primi, per intenderci, che scoprirono  la tecnica della lievitazione naturale, quando ancora Greci e Romani cuocevano sfoglie di farina e acqua, sulla pietra. Nelle liste degli alimenti da portare nell’oltretomba, i nomi delle tipologie di pane degli Egizi erano una quindicina.
Ma gli inventori delle panetterie furono gli antichi romani, produttori di pani dolci e salati di ogni sorta, con lardo, con frutta secca, con spezie varie. Nel Medioevo l’arte della panificazione aveva perso un po’ di smalto, però ogni monastero possedeva un forno per il fabbisogno di religiosi e servitori, e il signore feudale imponeva ai contadini l’uso del suo forno (così da tassare anche la cottura del pane). Per capire quanto il pane per secoli fu il cibo per eccellenza, basta ricordare che, fino a poco tempo fa, l’universo alimentare era suddiviso in solo due categorie: pane e companatico cioè, quel che accompagnava il pane (il resto del commestibile). Tutta la vita del “popolo” gravitava intorno al pane, infatti i potenti facevano gravare proprio sul bene primario tutte le tasse e le gabelle.
Per questo non deve stupire che il pane, o meglio la sua mancanza, abbia fatto la storia sollevando le popolazioni e innescando le più importanti rivoluzioni.

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