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Che freddo!

… Che gelo!!! L’Italia è coperta di neve e ghiaccio e la mia casa si trova nella zona più nominata dai media nazionali: da una settimana non sogno che stufe e camini accesi. Mi chiedo come facevano i nostri nonni a sopravvivere un tempo a queste nevicate!
Certo si faceva uso abbondante di lana e tutti i bimbi, spesso anche i maschi, sapevano sferruzzare fin dalla più tenera età, ma immagino fossero abituati a  sopportare meglio di noi le basse temperature. I pochi racconti che mi sono giunti parlano di bambini che correvano nella neve con calzettoni, mantellina e zoccoli o scarpe non propriamente impermeabili, e rientravano a casa con le guance in fiamme e i geloni!  In questi giorni, molti paesi dell’Appennino centrale sono rimasti isolati e non hanno corrente elettrica, ma gli anziani dicono che una volta (si parla degli anni ’30, ’40 e ’50) in inverno le nevicate erano ancor più abbondanti delle attuali e si vedeva la gente camminare al livello delle finestre del piano terra, però ci si arrangiava: si scaldava una sola stanza (di solito la cucina) con una stufa economica che serviva anche per preparare il cibo e si metteva il “prete” (o la “monaca”) nel letto! Quando i tubi dell’acqua gelavano si scaldava la neve per far da mangiare, la mattina per lavarsi si doveva spaccare lo strato di ghiaccio formatosi nel catino, ma c’era sempre una piccola scorta di legna e, in soffitta, cibo “a lunga conservazione” (castagne, mele, patate, noci, granoturco, fichi secchi) per i giorni in cui era impossibile uscire di casa, dato che le ghiacciaie erano davvero rare, inoltre candele o i lumi a gas o a petrolio non mancavano mai.
A volte penso che la perdita di tutta quella competenza pratica, quotidiana sia irreparabile e da tempo sogno di iscrivermi ad un bel corso di sopravvivenza post-tecnologica tenuto da nonni e bisnonni abituati alla vita in campagna. In fondo non è più un’idea tanto peregrina e neanche tanto spiacevole, quella di dover fare qualche benefico passo indietro!
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