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Amici di Ando – esercizio 1

Amici di Ando Gilardi - esercizio 1

In omaggio a chi vuol leggerci, proseguiamo nella pubblicazione di alcuni “post” gilardiani dalla sua rubrica Amici, in tema di Arte, storia dell’arte e suo insegnamento. Nel 2007, proprio a inizio anno, Ando Gilardi aveva inaugurato questa rubrica ovvero diario di lavoro, che diffondeva via e-mail a cadenza libera (giornaliera, bi-giornaliera etc etc) a una sua lista di distribuzione. Altrettanto liberamente, in ordine sparso (o quasi), diffondiamo nuovamente i suoi messaggi, che a distanza di anni non hanno perso l’affilatura.

Gennaio 28, 2007

Cari Amici, mi rincresce per quelli che si sono persi le ultime due pagine del diario: forse hanno mancato l’unica occasione della loro vita per superare la Frattura Digitale. Veniamo all’immagine allegata: un Enfant Terrible mio allievo di 8 anni usa Photoshop: ha portato su una tela nera digitale, in alto il capolavoro di Velazquez (lo scrivo giusto Patrizia?) e la sua caricatura di Picasso: qua si vedono in piccolo ma qualcosa si capisce. Poi ho parlato spesso al fanciullo di Pollock che amo tantissimo e lui ha fatto colare le due opere in basso in goccioloni anamorfici (se non capite chiedetemi). Non è male, dovreste vedere l’opera in almeno cm.50×50.

Come vi ho spiegato in un diario precedente, per fare questo ci sono nel programma un Pennello (Timbro) e un Pasticcione (lui lo chiama cosi), oltre al Carrello per il trasporto di immagini diverse sopra un’unica tela. Il lavoro è semplicissimo, lo scopo è sublime: il mio Enfant Terrible che fa queste cose a dozzine, se lo portano al Louvre dopo dieci minuti sbadiglia e dice “papà mi annoio: andiamo via?”. Voi non ci credete ma i musei sono una brutta invenzione borghese: la gente comune ci entra che già pensa di essere dei poveracci, dopo due ore ne esce convinta di essere addirittura uno stronzo.  Ando

1 commento su “Amici di Ando – esercizio 1”

  1. È vero! I musei sono luoghi in cui le più belle opere si trovano sottratte al contesto per cui son state realizzate. Perdono così la loro aurea per diventare fossili e allo stesso modo catalogate. Pare assurdo che si sia riusciti ad aprire le gabbie degli zoo e i manicomi mentre le opere d’arte, che valgono indubbiamente meno di un animale, anche quando si tratta di una persona, restano sempre più assicurate dentro i caveau delle banche come se fossero una diavoleria della finanza.

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