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Alla riscoperta dei fiumi

Vacanze al fiume nel 1900 - ©Fototeca Gilardi

Tempo di vacanze, tempo di accese discussioni: c’è chi non sopporta la spiaggia e il sole cocente, chi vuole un posto pieno di vita notturna, chi ama le camminate in alta montagna e il fresco delle vette, chi scapperebbe su un’isola deserta e chi invece si è fissato con le città d’arte. Le opzioni sono molte, moltissime, ma raramente nel ventaglio di scelta consideriamo di passare le vacanze nei pressi di fiumi e torrenti. Il nostro Appennino, costellato di corsi d’acqua limpidi, piccole piscine naturali e fragorose cascate, una volta era ben saldo nel cuore dei turisti. Quei torrenti sovrastati da ponticelli in pietra che per secoli hanno rappresentato il fulcro di intere comunità, cuore pulsante del nostro entroterra, fino a pochi decenni fa in estate brulicavano di vita: pescatori, bagnanti, canottieri ne animavano le sponde e spesso si potevano trovare stabilimenti balneari che nulla avevano da invidiare a quelli marini. Ogni valle aveva il suo corso d’acqua che attirava orde di vacanzieri e i ragazzi del posto, orgogliosi della loro familiarità con l’antica divinità fluviale, si esibivano in pericolosi tuffi dagli speroni di roccia. Anche oggi fiumi e torrenti appenninici nella stagione più calda restano uno spettacolo: spesso si snodano in profondissime gole, dove il sole filtra facendo brillare le acque cristalline, ospitano argentei minuscoli gamberi o piccole raganelle, gorgogliano saltando dalla montagna e formano deliziose spiaggette dove nessuno pensa di emulare i colleghi della costa portando ombrelloni, bar e musica. Il turismo di fiume è più discreto e “locale”, ma l’impressione è che, a parte qualche appassionato di rafting, sia stato parzialmente dimenticato. I grandi fiumi sulle cui rive sono sorte le città più importanti, oggi raramente sono balneabili, per quanto molte amministrazioni si siano adoperate negli ultimi anni per recuperarne dei tratti e riportarli all’antico splendore. Però il patrimonio di bellezza del nostro Appennino con i suoi rapidi corsi d’acqua, le innumerevoli cascate e vasche cristalline è ancora lì, spesso inviolato e tutto da riscoprire.
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