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Tagli ai comuni: che il gatto si arrangi!

Guarda che tempo da cani, oggi! Ci voleva anche questa brutta gatta da pelare! Siamo in quattro gatti  e sto menando il can per l’aia da un quarto d’ora, ma sono sicura che qui gatta ci cova, infondo lo sanno tutti che quando il gatto non c’è i topi ballano: da tempo quei due sono come cane e gatto ed è inutile che lei faccia tanto la gatta morta perché, diciamolo, ormai non c’è più trippa per gatti!
… bhe si potrebbe andare avanti all’infinito a non parlare di nulla con questi modi di dire su cani, gatti e altre bestiole domestiche, con buona pace della mia prof. di lettere che ne aveva vietato l’utilizzo, insieme a locuzioni gergali e frasi fatte. Ma che origine ha, ad esempio, un detto insensato come: “non c’è più trippa per gatti”?
Si racconta che Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1913, un progressista massone di origine anglosassone,  si era trovato a dover riorganizzare le finanze capitoline, i cui conti erano in rosso. Esaminando attentamente tutte le voci del bilancio, si era imbattuto nella voce “frattaglie per gatti” destinata, a dire del funzionario comunale, ai felini preposti a cacciare i topi che rosicchiavano i documenti degli archivi. Per quanto sospetta, questa attenzione ai gatti non deve stupire più di tanto, all’epoca infatti, tra gli antichi mestieri ambulanti svolti a Roma c’era anche la figura del carnacciaro,  il venditore di carne per gatti. La carnaccia (scarti di macelleria: polmone, trippa, interiora tutti lessati e tagliuzzati) veniva distribuita e venduta ai padroni dei gatti nelle prime ore della mattina. Alcuni cronisti ricordano che tale attività veniva svolta ancora sino ai primi decenni del novecento. Così Nathan, con il rigore che lo contraddistingueva, depennò la voce dichiarando che il comune non si poteva più permettere di nutrire i gatti di Roma con la trippa e che i felini, da allora in poi, avrebbero dovuto sfamarsi con i roditori che avevano lo scopo di catturare e che, nel caso non avessero trovato i topi, sarebbe venuto a cessare anche lo scopo della loro presenza.
Da questo episodio deriverebbe dunque il detto romanesco “Nun c’è trippa pe’ gatti”.
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