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Quanti modi di dire Luna

17_35_12_luglio_17_BLG_©FototecaGilardi

Gli scettici si burlerebbero di noi se affermassimo che la Luna influenza i tempi del parto o la crescita dei vegetali (o dei capelli). Pare che serie ricerche scientifiche abbiano escluso l’influenza del nostro satellite su questi fenomeni, ma se fossero state condotte come quelle volte a verificare l’infondatezza dell’astrologia , potremmo tranquillamente affermare che la verifica è ancora da fare. Nel frattempo possiamo continuare a ricordare l’antico sapere popolare che riconduce alla Luna i tempi della semina, della potatura (“pota durante la luna di gennaio se vuoi riempire le botti”), della raccolta (“è meglio lavorare a luna calante e con l’asciutto che a luna crescente e col bagnato”), quelli dell’imbottigliamento del vino e della realizzazione delle conserve, quelli del parto e del ciclo femminile. Forse nessun altro fenomeno celeste ha associati a se’ così tanti modi di dire e proverbi. A partire dall’empirico “gobba a ponente luna crescente, gobba a levante luna calante” o “quando la luna è tonda essa spunta e il sol tramonta”, l’osservazione dell’astro notturno ha prodotto una quantità infinita di motti, molti dei quali si riferiscono all’equilibrio mentale e all’umore. Ariosto fece scappare sulla Luna il senno di Orlando, e Astolfo, che andò a recuperarlo, vi trovò il senno di molta altra gente (compreso il proprio!) buttato in un burrone dove tutte le cose perse dai “terrestri” si radunavano.
Quando diamo del “lunatico” a qualcuno gli facciamo notare che il suo umore cambia troppo velocemente, senza apparente motivo, così come cambia l’aspetto dell’astro notturno che indusse gli antichi ad identificarlo con 3 divinità diverse: Artemide dall’arco d’argento, simbolo della giovane Luna Crescente, Selene (o Elena) della Luna Piena e la “vegliarda” Ecate, dea della Luna Nuova (nera). Svegliarsi con “la Luna di traverso” o al contrario “di Luna buona” parla della nostra temporanea disposizione positiva o negativa verso il mondo, molto più grave invece essere affetti dal “mal di luna”, cioè essere licantropi. Per gli antichi Greci il “malato di Luna” era invece l’epilettico, visto come un indemoniato, invasato, reso folle per aver peccato contro la dea Selene. D’altronde la Luna rende strano tutto ciò che tocca, i primi extraterrestri sono stati immaginati come abitanti della Luna e, a chi sembra alieno a questo mondo chiediamo: “ma da dove vieni? Dalla luna?” L’astro lucente nel cielo notturno è considerato complice dei ladri e, da romantico sfondo di incontri amorosi che si spera sfocino in dolci “lune di miele”, passa a rappresentare la fredda indifferenza quando, per indicare chi si affanna a parlare inutilmente, diciamo che “abbaia alla Luna”.
Luna che riflette una luce non sua, luna riflessa, specchio e inganno. La Luna porta sempre con se’ un lato oscuro: se mostriamo a qualcuno la luna nel pozzo gli facciamo promesse bugiarde, come la volpe della favola di La Fontaine, la quale indicando al lupo l’immagine della luna in fondo al pozzo, gli diede a intendere che era una bella forma di formaggio.
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