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Mandala rosa

Simbolo di amore, di passione, di purezza la rosa a seconda dell’epoca, del luogo, del colore e del numero dei petali ha di volta in volta assunto anche il significato di segreto, di vanità, di elevazione spirituale e di decadenza.

Si racconta che Josephine Beauharnais, imperatrice dei francesi grande appassionata di fiori, alla Malmaison avesse raccolto, coltivato e creato 650 specie di rose avvalendosi dell’aiuto dei migliori esperti dell’epoca, tanto da guadagnare un posto nella storia della botanica. La collezione di rose di Giuseppina non temeva paragoni: gli eserciti di Napoleone avevano l’ordine di raccogliere rose e inviarle all’imperatrice da qualsiasi luogo si trovassero. Dalle rose coltivate alla Malmaison, venne isolata prima la Rosa tea e, successivamente, la Ibrida perenne da cui discendono molte delle rose che attualmente sono in commercio.

Coltivata fin dalla notte dei tempi la rosa è per gli occidentali quello che il loto è per gli orientali: designa la perfezione assoluta, un compimento senza difetti. Si può contemplare come un mandala orientale nei rosoni delle cattedrali e considerarla un centro mistico occidentale.

Durante le  feste di Dioniso, gli antichi greci erano soliti coronarsi di rose poiché si diceva che avessero la virtù di calmare i bollori dall’eccesso di alcol e mantenessero la capacità di segretezza pur nell’ebbrezza. Per questo la rosa prese il significato di riservatezza e anche i confessionali cristiani furono spesso ornati da una rosa stilizzata a cinque petali con la scritta “sub rosa”, sotto il sigillo del silenzio e della discrezione.

Oli, unguenti e profumi ricavati da questo fiore erano usati in tutto il mondo antico. Omero ci racconta che Afrodite usò olio di rose per preparare alla sepoltura il corpo di Ettore ucciso da Achille e le spade dei due guerrieri recavano inciso sull’elsa questo fiore.

Anche Cleopatra portava sempre al collo un cuscinetto ripieno di profumatissimi petali di rosa; di petali erano sparsi mobili e letti, e il suo bagno consisteva in uno strato, alto mezzo metro, di petali di rosa.

Celebrata con i Rosalia dagli antichi romani, tra l’11 maggio e il 15 luglio, in ambito latino, la rosa era legata al culto dei morti e al mito di Adone e Afrodite, in cui la dea, innamorata del giovane cacciatore ferito a morte da un cinghiale, nel soccorrerlo si ferisce con dei rovi e il suo sangue fa sbocciare delle rose rosse. Anche la dea Ecate, signora degli inferi, veniva rappresentata coronata di rose a cinque petali.

Traccia di questi culti sono arrivati fino a noi con la domenica di Pentecoste, detta “Pasqua delle rose”.   Per i primi cristiani la rosa giunse a rappresentare lo Spirito Santo e, in questa occasione, petali di rose venivano fatti cadere sui fedeli dal lucernaio della cupola dell’antico Pantheon (ora Santa Maria dei Martiri) a simboleggiare le lingue di fuoco della sapienza.

Con l’inizio del cristianesimo la rosa rossa viene coltivata perché le sue spine ricordano la passione di Cristo e il sangue raccolto nel calice.
Ma in ricordo degli antichi culti femminili, diviene simbolo inscindibile dalla figura della Madonna, il cui cuore è raffigurato trafitto da spine di rosa e le rose diventano attributo di molte sante e vergini: Casilde di Burgos, Dorotea, Elisabetta di Turingia e Elisabetta d’Ungheria, Elisabetta del Portogallo, Rosalia di Palermo, Rosa da Lima, Rosa da Viterbo, Rita da Cascia, Teresa di Lisieux.
I giardini dei conventi si riempiono di rosai (un roseto è il luogo della contemplazione anche nel misticismo musulmano) e nasce il rosario: una serie di piccole rose che formano, appunto, un roseto.

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