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L’inafferrabile Dea della Crisi

Divinità antichissima probabilmente derivata dalla Tiche greca, la Fortuna, nell’antica Roma, era la dea dell’Abbondanza che presiedeva alla fecondità della natura, alla prosperità della vita umana e al benessere. Col passare del tempo essa divenne anche dea della sorte favorevole o avversa, dea del caso e della felicità. Come tale, presiedeva a tutti gli avvenimenti della comunità e non distribuiva solo il bene ma anche il male.
Fu adorata sotto diversi aspetti e con diversi epiteti: Fortuna Primigenia; Fortuna Averrunca (che allontana la sventura), Fortuna Barbata (che fa passare dalla fanciullezza alla virilità), Fortuna Brevis (che dura poco), Fortuna Comes (compagna e guida dei viaggiatori), Fortuna Equestris (dei cavalieri), Fortuna Muliebris (delle donne), ecc. Il suo sposo è l’antica divinità delle messi Eventus, che con l’evolversi dell’economia diviene Bonus Eventus, dio della buona sorte molto amato nelle province galliche e germaniche, iconograficamente legato
all’immagine dell’Ouroboros,  il serpente che si morde la coda, simbolo dell’eterno ritorno.
L’iconografia della Fortuna presenta 4 tipologie principali tra le quali spiccano la Fortuna con la Cornucopia (corno dell’abbondanza) e la Fortuna con ciuffo. E’ da quest’ultima che deriva il detto acciuffare la Fortuna per i capelli”, infatti in questa forma è simbolo delle occasioni da cogliere al volo ed è raffigurata come una fanciulla con le ali ai piedi che corre veloce, mentre sulla sua testa calva spicca una lunga ciocca di capelli.
Protagonista di numerosi aneddoti, sembra l’ultima dea pagana che viene ancora devotamente venerata da migliaia di discendenti degli antichi romani, i nostri concittadini che, nel 2010, nonostante la profondissima crisi
economica hanno bruciato, in un legalissimo “azzardo di Stato“, la bellezza di 61,4 miliardi di Euro.

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