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La tarantola in altalena

Fotografia di Ando Gilardi #andogilardi

È un gioco.
È il simbolo del ciclo della vita.
È il modo più istintivo di avvicinarsi al cielo.
È  abisso , vertigine e metafora dell’orgasmo.
L’altalena, innocente trastullo, oscilla tra il cielo e la terra. Con il suo continuo alternarsi di quiete e movimento ricorda le fasi lunari e il nostro procedere in bilico tra la vita e la morte.
Un antico mito greco all’origine dell’altalena racconta che un pastore ateniese di nome Icario, avendo ospitato Dioniso errante, ricevette dal dio il segreto del vino. Icario condivise il nettare inebriante con i suoi concittadini che però si ubriacarono e, credendosi avvelenati, lo uccisero. La fedele cagna Maira corse a cercare la figlia di Icario, Erigone la quale, trovato il cadavere del padre sotto un albero, si impiccò per il dolore lanciando una maledizione: da quel giorno, nella ricorrenza del suo gesto, tutte le ragazze di Atene si sarebbero impiccate sino a quando gli assassini del padre non fossero stati trovati ed il suo sacrificio espiato. E così andò.
Per frenare l’epidemia di impiccagioni da parte delle loro figlie, gli abitanti di Atene si rivolsero all’oracolo delfico, che indicò un modo per placare lo spirito vendicatore di Erigone: sarebbe stato necessario istituire una cerimonia in cui le fanciulle avrebbero dovuto “mimare” l’impiccagione, oscillando appese agli alberi. Vennero così istituite le Aiora o Aletidi, le “feste dell’altalena” in onore di Erigone, in cui le fanciulle si tenevano in bilico su dei dondoli appesi agli alberi, entrando in estasi attraverso il vocalizzo di una canzone chiamata Aletis (vagabonda), che alludeva alla angosciosa ricerca di Icario da parte della figlia.
Per volere di Zeus, Erigone risplende da allora nel cielo come costellazione della Vergine con accanto la fedele cagnetta Maira, resa immortale nella costellazione del Cane Minore.
Lo stesso rituale venne osservato da Atanasius Kircher sui tarantolati e da Ernesto De Martino, secoli dopo: le donne “morse dalla tarantola” e cadute in uno stato del tutto simile alle baccanti (le sacerdotesse di Dioniso) venivano “curate” ed esorcizzate con movimenti oscillanti e, a volte, proprio mediante altalene appese agli alberi e attraverso il canto, così come avveniva alle fanciulle ateniesi durante le Aiora greche.
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