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La sacra pianta schiavista

L’uso delle foglie di coca, pianta di origine tropicale,  risale ad un paio di millenni prima di Cristo. Nel XVI secolo, quando i conquistadores spagnoli, dopo la scoperta delle Americhe, si impadronirono del Perù e dell’immenso impero Inca, notarono che i capi delle tribù indigene godevano del privilegio di masticare foglie di coca. Gli Incas infatti molti secoli prima avevano “disciplinato” la produzione e il consumo di questa pianta dichiarandola un dono del Dio del Sole e ponendola sotto il rigido controllo della famiglia reale, degli alti dignitari e dei sacerdoti. Era permesso masticare foglie di coca soltanto in occasione di cerimonie religiose, per finalità terapeutiche, oppure per sedare fame e sete e per consentire lunghe marce o altre attività particolarmente faticose, eseguite in altitudine.
Ne veniva concesso il consumo anche ai vincitori di gare atletiche e a coloro che si erano distinti in particolari prove. La coca non poteva assolutamente essere consumata per scopi inebrianti e il suo uso era vietato a tutti i giovani: chi veniva sorpreso a masticare foglie di coca a scopo voluttuario era condannato a morte per strangolamento o impiccagione.

La crescita della produzione e del consumo delle foglie di coca fu invece opera dei conquistadores che le trovavano utili per “forzare” gli schiavi indigeni ad un super-lavoro tanto che, conoscendone già il potere di indurre assuefazione, le utilizzavano anche per pagarli. Nel corso del XVI secolo la produzione di foglie di coca passerà così da 100 tonnellate a più di 1.000.

Solo due secoli dopo, l’uso della coca iniziò a diffondersi in Europa anche se, già alla fine del Settecento, alcuni medici proponevano di distribuire le foglie di coca ai marinai, durante i lunghi viaggi intercontinentali.

L’alcaloide della coca, la cocaina, fu isolato a metà dell’Ottocento anche se l’attribuzione della scoperta è alquanto combattuta. Ufficialmente l’artefice sembra sia stato il chimico tedesco Alfred Niemann che pubblicò la sua scoperta nel 1860, ma due anni prima un farmacista italiano, Enrico Pizzi, aveva annunciato sulla Gazzetta Ufficiale di La Paz di aver isolato il principio attivo fondamentale della foglia di coca e di averlo chiamato “cocaina”, descrivendolo minuziosamente.

Paolo Mantegazza, celebre antropologo, igienista e patologo, probabilmente derivò proprio dai suoi lunghi viaggi in Perù, Bolivia e nord dell’Argentina il convincimento degli effetti benefici della cocaina tanto da nominarla, nel 1857, come scoperta di un chimico italiano (forse proprio Pizzi) ed assimilarla alla caffeina decantandone  infinite virtù terapeutiche.

Negli anni seguenti si vedrà un fiorire di elisir e bevande a base di foglie di coca, proposte soprattutto come tonici, ma anche come digestivi, dimagranti o addirittura lozioni contro la caduta dei capelli.

Pare che il celebre scrittore americano Mark Twain fosse così interessato alla coltivazione e al commercio della coca che, nelle sue memorie, raccontò di aver “sostenuto” a lungo il presidente Ulysses Grant (malato di cancro) grazie ad un a base di foglie di coca, molto “carico” fornito da un chimico italo-francese: Angelo Mariani.
Il Vin Mariani, che aveva come base vino Bordeaux e foglie di coca, fu la prima bevanda del genere a diventare famosa anche grazie a “testimonial” del calibro di Leone XIII e Pio X, senza parlare dello zar di Russia, di Sarah Bernhardt o Émile Zola, di Charles Gounod, Herbert George Wells e migliaia di altre celebrità.

Nel 1885 un farmacista di Atlanta (Georgia, USA), mise in commercio il “French Wine Coca”, una bevanda copiata dal Vin Mariani, come rimedio per il mal di testa vantandone gli effetti stimolanti. Nel 1886 eliminò dal prodotto l’alcool, aggiungendo estratto di Noce Kola e oli di agrumi per migliorare il gusto: era nata la Coca-Cola.

La bevanda più famosa del mondo vide scomparire le foglie di coca dalla sua “ricetta” nel 1903, mentre iniziava a dilagare in tutto il modo occidentale l’uso della cocaina  come stupefacente, destinato a divenire col tempo il “super-carburante” per i nuovi schiavi moderni.

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