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La compostezza

Ritratti di bambini per esprimere il concetto di compostezza del XIX secolo ©Fototeca Gilardi

Mi chiedevo qualche giorno fa, scorrendo gli antichi ritratti fotografici, che fine abbia fatto oggi la compostezza?
Stai composta” e “Stai composto” erano inviti che un tempo venivano spesso rivolti ai bambini.
Erano soprattutto richiami a non “sbracare”, ad atteggiarsi con un minimo “decoro” specialmente in pubblico.

Decoro … altro concetto desueto.

I gesti, le espressioni, gli abiti, così come le parole, un tempo erano inscritti in “recinti sociali” più o meno ampi, che ora non esistono più.

Al netto dei lunghissimi tempi di posa che davano maggiore serietà ai soggetti, non c’è dubbio che nel proprio ritratto, un tempo, si tendesse alla massima dignità possibile. Il ritratto fotografico, spesso unico nella vita, sarebbe stato visibile in casa, o magari sarebbe stato regalato a qualcuno.

Non si poteva quindi perdere l’occasione di mostrarsi al meglio, non solo dal punto di vista estetico, ma anche “morale”.

Oggi la possibilità di apparire in migliaia di ritratti ha moltiplicato all’infinito la nostra immagine, anche interiore. La metamorfosi della tecnica fotografica ha spalancato il vaso di Pandora delle nostre possibilità.
E dal punto di vista etico, molto si è perso per strada …

Ma questa naturale e legittima libertà di apparire in ogni modo desiderabile, non può davvero più sposarsi con un minimo di “misura”?
E perché secondo voi?

Esistono ancora immagini in cui regna la compostezza?
E la compostezza è un valore, oppure no?
Questo valore è sociale? Estetico?
O è un disvalore di cui ci siamo liberati tempo fa, come da una prigione?

Insomma, dite la vostra liberamente.
Se non qui, dove?

© riproduzione riservata


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