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Indian Citizenship Act

indigeni boreo-americani nativi del territorio Dakota, all'Educatorio di Hampton, Virginia 1880 elaborazione ©Fototeca Gilardi

Il prossimo 2 giugno saranno passati esattamente 100 anni dall’Indian Citizenship Act con cui Calvin Coolidge concesse la cittadinanza ai pochi superstiti della popolazione Indiana d’America.

Questo atto, apparentemente favorevole alla Nazione Indiana, fu in realtà l’ultimo di una serie di azioni volte a piegare gli indigeni del Nord America. Ma soprattutto fu l’estremo tentativo di appropriarsi delle loro poche terre.

Quello del genocidio dei Nativi americani è un’onta incancellabile della storia americana, ma risulta ancora più indegna se letta attraverso i documenti ufficiali come l’Indian Citizenship Act.

I dati relativi al genocidio degli Indiani d’America danno i brividi. Tra i 55 e i 100 milioni di nativi morirono in seguito all’arrivo degli europei a causa di guerre, epidemie, perdita di territori, deportazioni e sterminio deliberato.

Nel 1924, quando il Governo americano concesse lo “ius loci” ai Nativi sopravvissuti al genocidio e alla Prima Guerra Mondiale, gli Indiani erano circa un milione.

Ed erano gli ultimi non-cittadini d’America.

Avevano già ottenuto la cittadinanza americana tutti gli immigrati giunti negli U.S.A. tra fine Ottocento e primi Novecento. Erano cittadini anche gli ex schiavi di origine africana e, pur subendo segregazione, avevano ottenuto diritti sulla carta 60 anni prima.

Eppure l’unico popolo che avrebbe avuto diritto di chiamarsi americano, otteneva la cittadinanza per ultimo e senza diritto di voto.
Diritto concesso solo nel 1957.

Ma che intenzioni nascondeva l’Indian Citizenship Act del 1924?

Ufficialmente apparve come un gesto di riconoscenza per i 17.000 indiani che, da volontari, avevano perso la vita combattendo nella Grande Guerra.

In realtà l’intenzione era quella di invalidare i trattati precedenti con i quali, alla fine del XIX secolo, erano stati concessi loro alcuni territori.

Il Governo statunitense nel Citizenship Act offrì ai Nativi la possibilità di acquistare terreni a basso prezzo, invitandoli a diventare stanziali e a trasformarsi in agricoltori o allevatori.

Ovviamente migliaia di essi rifiutarono o non furono in grado di stravolgere le proprie tradizioni.

Di conseguenza questi terreni, non opzionati dagli (ormai) cittadini indiani, tornarono nella disponibilità del Governo.

Sarebbe troppo lungo l’elenco di abusi e umiliazioni subiti dai Nativi Americani anche dopo l’ottenimento della cittadinanza.

Ne ricordiamo solo uno, tra i più recenti e crudeli. La sterilizzazione (non informata e non consensuale) subita dalle donne indiane negli anni ’60 e ‘70.

Sterilizzazione che coinvolse, in alcuni casi, anche bambine di 11 anni.

© riproduzione riservata


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