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Il capro espiatorio

La presentazione fuori concorso al Festival di Roma del surreale film “Il paradiso degli orchi”, tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Pennac, ci  ripropone la figura del “capro espiatorio”, vittima storicamente designata per espiare i peccati della comunità che con Malausséne, il protagonista della storia, si trasforma in un vero e proprio mestiere con tanto di stipendio.
Molti di noi ricorderanno che questa funzione, ancora non formalizzata in un contratto, era prerogativa di un personaggio  geniale come “Fantozzi”, inconsapevole (e complice!) capro espiatorio nell’Italia degli anni Settanta, rappresentata come codarda e ipocrita, affetta da patologica sudditanza verso il potere costituito e caratterizzata da un arrivismo feroce, misto a servilismo.
Storicamente però la figura del capro espiatorio affonda le radici in rituali religiosi arcaici. Il capro espiatorio, anticamente, era una capra che veniva allontanata nel deserto o nei boschi nel corso delle cerimonie ebraiche dello Yom Kippur. Il rito viene descritto nella Bibbia e nel Talmud. Il sacerdote nel tempio poneva le sue mani sulla testa del capro e confessava i peccati del popolo. Il capro veniva quindi allontanato nella natura selvaggia per essere poi precipitato da una rupe, portando con sé i peccati della comunità che ne risultava “liberata” e purificata.

Questo meccanismo è diffuso in tutte le comunità e assume una funzione di controllo sociale attraverso l’individuazione di un soggetto, di solito riconosciuto come estraneo al gruppo e più debole, scelto come “parafulmine” di tutte le sciagure passate, presenti e future che possano mettere a rischio il gruppo. È stato analizzato da molti psicanalisti, da filosofi e da studiosi delle organizzazioni (scuole, aziende, gruppi di lavoro, etc..) i quali hanno riconosciuto nel meccanismo del capro espiatorio, l’origine di mobbing , bullismo ed emarginazione.

Lo stesso Pennac, creatore di Benjamin Malausséne ha dichiarato: ”Il personaggio del capro espiatorio mi è venuto in mente grazie al filosofo René Girard che sosteneva che ogni gruppo nuovo nasce e prospera rifiutando uno dei propri membri che di solito porta le colpe di tutti“.
… con buona pace delle coscienze!

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