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Fratelli d’Italia, la salsa s’è desta!

Mentre ancora impazzano le polemiche sui festeggiamenti “risorgimentali” del centocinquantenario, un nutrito drappello di virtuosi  e appassionati celebreranno, dal 30 marzo 2011 al 28 febbraio 2012, il centenario di una speciale “unificazione italiana” su cui tutti potremmo trovarci d’accordo. Si tratta dell’ Unità Culinaria, opera meritoria del grande Pellegrino Artusimorto nel 1911 e autore de ”La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, raccolta di gustose ricette, scritte in buon italiano che, dal 1891, ha istruito nell’uso corretto della nostra lingua cuoche e cuochi, facendo conoscere a tutti il patrimonio gastronomico di regioni lontane, dalla Sicilia al Piemonte.  Il 16 marzo a Forlimpopoli, città natale di Artusi e in altre città italiane si darà inizio ai festeggiamenti con un banchetto preparato secondo i più rigorosi dettami artusiani. E per gli appassionati di storia e cucina, ecco di seguito una ricetta molto piccante, dalle torbide origini!
La «peverada» è una famosa salsa veneta che accompagna la carne lessa e si prepara con brodo,  pangrattato, burro, molto pepe: sciogliere a far dorare 50 grammi di burro e friggervi dentro 3 cucchiai di pane grattugiato; macinarvi dentro un bel po’ di pepe nero e aggiungere brodo in modo da formare una specie di pappina che si lascera’ bollire a lungo. Da ultimo unirvi formaggio grattugiato. Va servita con il bollito, ma era usata anche con la polenta; a Verona aggiungevano midollo di bue, a Treviso fegato d’oca o di lepre. Alcuni sostituiscono il pepe col cren (ràfano) grattugiato. Racconta la leggenda che un cuoco di corte, con la «peverada», riuscì a far tornare l’appetito a Rosmunda dopo la crudele bevuta impostale da Alboino. Rosmunda era figlia di Cunimondo re dei Gepidi: prigioniera di guerra, era divenuta sposa del re Longobardo Alboino che aveva sconfitto le truppe di Cunimondo.  Una volta fatto prigioniero, Cunimondo fu ucciso e, dal suo cranio, fu ricavata una coppa dalla quale Rosmunda fu costretta da Alboino a bere, con le parole: «Bevi Rosmunda dal teschio di tuo padre!». Dubitiamo che sia stata la “peverada” ad aiutare Rosmunda in quelle circostanze, ma è certo che, qualche anno dopo, la donna si vendicò di questo sadico gesto facendo uccidere il marito.

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