Vai al contenuto
Home » Blog » Folla, massa e assembramenti

Folla, massa e assembramenti

Folla alla manifestazione per la prima commemorazione della morte di Giuseppe Di Vittorio. Fotografia di Ando Gilardi, Cerignola 1958 ©FototecaGilardi

Eccoci finalmente liberi di “affollarci”!
Dopo due anni di distanziamento forzato, certamente alcuni rischieranno la nostalgia per la rarefazione umana, ma gli amanti della folla potranno finalmente gioire.

Peccato che le temperature siano ormai incompatibili con gli assembramenti, tuttavia è bello pensare che si possa fare gruppo in un locale senza incorrere in sanzioni.

Prepariamoci dunque a essere pigiati e sbattuti come panni al lavatoio.
Eh sì, perché è da lì che arriva la parola “folla”. Da “follare”, un verbo medievale che descriveva la procedura con cui venivano pestate e schiacciate le fibre di lana per produrre feltro.

Quindi, tutti pronti a schiacciarci negli autobus!
A ballare compatti in discoteca. O a saltare scatenati a un concerto.
I più impegnati potranno finalmente manifestare per le strade senza sentirsi dei fuorilegge.
E i più sportivi si accalcheranno sugli spalti degli stadi esultando abbracciandosi senza sensi di colpa.

La folla, come un enorme marea, potrà riprendersi i suoi spazi e tornare visibile.

Negli ultimi tempi infatti la massa ha parlato e ha reagito solo attraverso gli schermi e i social.
Guidata e pungolata da questo o da quello stimolo – spesso ben studiato dai maestri del marketing – si è comunque mossa come un grosso animale, spesso inferocito.

Proprio come teorizzava due secoli fa Gustave Le Bon, che definiva la folla come «un gregge che non può fare a meno di un padrone».

Pensiero ben poco consolante, a dire il vero, ma ora è tempo di vacanza quindi bando alle filosofie e affolliamoci appassionatamente.
L’ora d’aria – probabilmente – durerà poco.

© riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.