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Dono, regalo e strenna

Menelao porta in dono un cerbiatto ad Elena, illustrazione 1911 - Elaborazione ©FototecaGilardi

A volte approfondire l’etimologia dei vocaboli porta a curiose scoperte, come quella che rivela quanto siano diametralmente opposti i concetti di “dono” e di “regalo”, quest’ultimo espressione del gesto di un sovrano che concede un bene prezioso – regale – con la promessa di fedeltà (cioè aspettandosi qualcosa in cambio), diversamente dalla parola “dono” la quale deriva dal verbo dare e quindi nasce come un apporto gratuito e fine a se stesso.
Molti antropologi si sono occupati della cultura del dono, concordando sulla sua capacità di cementare i legami sociali e di svolgere una funzione protettiva sia nei confronti della comunità che dei suoi singoli componenti. Ora sotto Natale sarebbe importante chiederci se facciamo regali spinti da obblighi sociali, oppure se facciamo doni, mossi da spontanea generosità verso il prossimo. Ma c’è anche una terza possibilità che possiamo valutare solo indagando sull’origine della parola “strenna” così da capire perché questa tradizione dello scambio cerimoniale di oggetti, necessita di così tanti termini differenti.
La parola “strenna” non ci dice nulla sulle intenzioni del donatore; allude invece alla tradizione latina secondo la quale gli antichi romani si scambiavano rami benauguranti durante i Saturnalia, le feste invernali dedicate a Saturno: le strenne erano infatti fronde tagliate dall’albero sacro alla Dea Strenna (o Strenua, o Strina) antichissima divinità dell’abbondanza, variante arcaica della triplice Dea Ecate. La dea dell’abbondanza che porta doni nel pieno dell’inverno sembra precedere di gran lunga altre divinità o figure mitologico-magiche maschili addette allo stesso compito. Ed è curioso notare come anche Strenua, allo stesso modo di Ecate, poteva manifestarsi sia nelle vesti di giovane fanciulla che in quelle di vecchia. Questa divinità arcaica è tuttora al centro di rarissimi riti tradizionali in alcune zone della Sicilia dove si celebra la Vecchia Strina, cioè la Dea nel suo aspetto di Vecchia, ma se ne trovano tracce anche nei luoghi dove è tradizione ricevere doni il 31 dicembre “copiando” inconsapevolmente gli antichi romani che celebravano Strenua scambiandosi regali il primo giorno dell’anno. Lo stesso si può dire dell’apporto di doni il 13 dicembre da parte di Santa Lucia che, presumibilmente, è la figura che nasconde la Triplice Dea in versione Fanciulla.

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