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Dal “digitus impudicus” al “V” grillino

L’uso e l’importanza dei gesti hanno interessato filosofi e linguisti per secoli.
Aristotele scrisse che l’uomo impara ad esprimersi a gesti prima di imparare a parlare.
Probabilmente la gestualità è stato il primo vero linguaggio e ancora accompagna (e a volte sostituisce) il discorso verbale.
Si pensa che i gesti utilizzati in Europa abbiano avuto origine nell’antica Grecia per poi essere trasportati nel sud dell’Italia attraverso le rotte commerciali e di esplorazione.
Questo spiega il motivo per cui questo tipo di linguaggio non-verbale è oggi molto più rilevante nel Sud che nel Nord Europa: noi italiani siamo famosi nel resto del mondo per la nostra eccessiva gestualità, che ha radici antiche e profonde. Nel 1600 un attore italiano, in base a come era vestito, come si muoveva, come poneva le mani  poteva benissimo farsi capire dal pubblico di tutta Europa.
Molti di questi “gesti metaforici” che mostrano cose astratte e possono sostituire il vocabolario verbale, ancora oggi sono rapidamente compresi e riconosciuti e, spesso, utilizzati per accompagnare il discorso.
Vediamone alcuni.
Dare il cinque: questo gesto viene solitamente usato per comunicare soddisfazione o per congratularsi con altre persone. L’origine del gesto è da ricondursi ai vichinghi, che usavano suggellare accordi o contratti semplicemente con una pacca sulle proprie mani.

Un gesto insultante, quello del dito medio, dalla simbologia fallica del tutto esplicita, è impiegato (e compreso) in tutto il mondo, poiché la semplice forma della mano con il dito centrale steso evoca in maniera inequivocabile qualcosa di riconoscibile in ogni cultura. Già lo conoscevano (e lo utilizzavano) gli antichi greci, più di duemila anni fa. Ne fa menzione il celebre commediografo Aristofane ne “Le nuvole”: in Grecia era il gesto più diffuso del suo genere.
Fu adottato anche dai Romani e chiamato”digitus impudicus”: pare che Caligola, mentre i suoi sudditi gli baciavano la mano in segno di omaggio, la porgesse facendo il “digitus impudicus” allo scopo di umiliarli.
Da allora il gesto del medio si diffuse in tutti i territori governati da Roma, arrivando fino a noi probabilmente grazie alla sua “efficacia comunicativa”!

Fare le corna con la mano, gesto di origine antichissima, in centro e nord Europa può significare approvazione, buona fortuna e complicità, mentre nell’Europa mediterranea  diventa volgare ed offensivo: viene fatto scaramanticamente nel desiderio di evitare la malasorte e in questo caso la mano è rivolta verso il basso mentre per indicare infedeltà si rivolgono in alto.
Secondo un’usanza napoletana (in napoletano viene detto tierra e cielo), per scaramanzia una mano rivolge il segno delle corna verso l’alto, l’altra verso il basso, come per proteggersi da ogni evenienza.

Capita anche che, nel corso dei secoli, un gesto cambi di significato come è accaduto a quello della V.
La V nel significato di “Vittoria” ha una storia recente: è nato infatti in Inghilterra nel luglio del 1941. Ad inventarlo fu un avvocato belga (Victor De Lavelaye) che, in una trasmissione radio della BBC  per una campagna di comunicazione contro i nazisti, propose di utilizzare il segno della V nel senso di Victory o Vrijeid (libertà in olandese).
A Winston Churchill la cosa piacque tanto da utilizzare il gesto della V tutte le volte che appariva in pubblico, facendolo così diventare simbolo della vittoria sui nazisti.
Fino a quel momento, il gesto della V (fatto però col palmo della mano rivolto in dentro, verso chi lo esegue) era stato, proprio in Inghilterra, un insulto. Era nato in epoca medievale durante la Guerra dei cent’anni e precisamente il 25 ottobre 1415, giorno della battaglia di Azincourt tra i cavalieri francesi di Carlo VI e gli arcieri inglesi di Enrico V.
Gli abilissimi arcieri inglesi con i loro archi particolarmente lunghi coprirono di frecce  i ben più numerosi nemici riportando una storica vittoria. Da allora probabilmente mostrare la V ai francesi significò ricordare loro il re Enrico V o forse le dita con cui vennero scoccate le frecce inglesi che avevano determinato la vergognosa sconfitta.
Ora, in Italia, se qualcuno ci rivolge una “V” con la mano lo consideriamo ancora un gesto di vittoria, come usa dal 1941, o di pace come veniva utilizzato negli anni sessanta, ma fra qualche anno, complici i “Vaffa Day” di Grillo e la fama del personaggio cinematografico  “V come Vendetta” (un misterioso anarchico che si cela dietro la sorridente maschera di Guy Fawkes, cospiratore britannico che nel 1605 cercò di far saltare in aria il parlamento inglese) sarà il caso di pensare bene alle intenzioni di chi ci mostra le due dita aperte, sorridendo divertito!

© riproduzione riservata

2 commenti su “Dal “digitus impudicus” al “V” grillino”

  1. Un articolo molto interessante in cui ho scoperto cose a me finora sconiusciute. Grazie di averlo scritto e pubblicato

    1. stefania lucarelli

      Grazie a lei di averlo apprezzato.
      Cercheremo di tenere acceso il suo interesse con argomenti sempre nuovi. Continui a seguirci!

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