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Catcalling e il galateo da strada

copertina umoristica canzone - elaborazione ©Fototeca Gilardi

Già a metà Ottocento si riteneva che dal comportamento che un uomo teneva per strada si potesse distinguere un gentleman“non c’è un posto come la strada dove un uomo potrà mostrare meglio il suo temperamento”. “Un uomo che infastidisce o insulta una donna per strada, si abbassa a un bruto, non importa se offende con lo sguardo, la parola o il gesto” , ecco cosa avremmo trovato scritto in “ The Gentlemen’s Book of Etiquette and Manual of Corteness” , uno dei tanti manuali di galateo che imperversavano in epoca vittoriana.
Da queste semplici parole possiamo dedurre almeno due cose: 1) un tempo, essere un “gentiluomo” era cosa stimabile e 2) il “catcalling” era una piaga anche nell’Inghilterra del 1860.
Da giorni si polemizza su questo “catcalling” (letteralmente “chiamare il gatto”), cioè la spiacevole abitudine che alcuni hanno di infastidire chi passa per strada con gesti volgari, strombazzamenti, fischi e commenti indesiderati, fino a spingersi ad inseguire le proprie vittime, esibire i genitali o lasciarsi andare a palpeggiamenti sui mezzi pubblici. Queste sgraditissime “attenzioni”, nonostante il racconto che alcuni vorrebbero fare del fenomeno, sono odiose alla maggior parte delle donne che ne rappresentano le principali vittime, ma sarebbero imbarazzanti e moleste anche per gran parte dei ragazzi, se la nostra cultura avesse assecondato questo tipo di atteggiamento predatorio nei loro confronti.
Il termine “catcalling” nasce in Inghilterra come fischio di disapprovazione rivolto a un attore o a uno spettacolo sgradito, ma questa parola, conterranea dei manuali di etichetta destinati ai gentiluomini, col tempo ha mutato il senso fino ad assumere quello che intendiamo oggi.
Nelle nostre “commedie all’italiana” il catcalling nella sua forma meno aggressiva (fischi di ammirazione e apprezzamenti sessuali espressi in modo esplicito) trovano ampio spazio nel fenomeno italianissimo dei “pappagalli”, ma senza il contrappeso dei manuali di galateo evidentemente questo tipo di rappresentazione ha fatto scuola, ponendosi come modello dominante: nei sondaggi risulta infatti che quasi il 90% delle donne italiane si sia imbattuta almeno una volta nella vita in un “catcaller”. Non vogliamo lanciarci nella discussione se un fischio per strada debba traumatizzare o se possiamo accomunare un “aaahbbbellaaaa!!!!” a una manata sulle chiappe, ma resta il fatto che ognuno di questi comportamenti è passibile di creare disagio più o meno forte, ma soprattutto è il risultato di una cultura del “non rispetto” dell’altro, a chiunque sia rivolta. Molestia e seduzione sono due universi paralleli separati da un muro invalicabile chiamato rispetto.
La cosa più sconfortante è che nel corso di due secoli, l’immenso progresso che abbiamo raggiunto non è andato di pari passo con un miglioramento dell’umanità, ma con un suo esponenziale peggioramento, non solo per quel che riguarda i modi. Siamo passati dalle carrozze ai veicoli spaziali, ma umanamente ci siamo imbarbariti e il tempo in cui un gentiluomo doveva inchinarsi e alzare il cappello in segno di saluto, di fronte a ogni donna quando passava per strada, è ormai lontano. Poiché il galateo, seppur datato, ha una sua equità anche alle donne un tempo era prescritto di essere cortesi con chiunque; ecco come proseguiva il famoso testo di etichetta: “se è ben educata, la signora certamente risponderà al saluto. Poiché la gentilezza richiede che ciascuno saluti l’altro, i loro saluti saranno quindi simultanei ”.
E finiva lì.
Un capolavoro di equilibrio e di armonia, una piccola abitudine che da sola basterebbe a rendere le nostre giornate più piacevoli e i nostri rapporti più rispettosi, a prescindere dal genere.

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