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Baci pubblici e privati

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Mentre la nostra TV sdogana tutto il possibile e ci rende ancora più voyeur di quanto già siamo mostrandoci un rutilante “via vai” di coppie giovani e decrepite che si corteggiano, sconosciuti che si conoscono su un letto per testare “a freddo” la loro compatibilità sessuale, coppie che si trovano totalmente nude su isole “deserte” scimmiotando Adamo ed Eva, in altre parti del mondo non è neppure pensabile darsi un bacio di benvenuto in aeroporto. A volte non sembra di stare tutti sullo stesso pianeta. C’è chi difende strenuamente queste abitudini estreme, c’è chi invece (come me) preferirebbe una via di mezzo tra il comportamento “da bonobo” di noi occidentali e quello “da inquisitori” che troviamo in altre culture.
Cinquecento anni fa, anche qui da noi baciarsi in pubblico costituiva reato. A Napoli il 9 marzo 1562, il Vicerè Fernando di Toledo emanò un’ordinanza per vietare i baci in pubblico, pena la morte (¹). Si ritiene che la decisione fosse stata presa per evitare scappatoie agli stupratori e per regolamentare tutti quei comportamenti che potevano essere scambiati per “approcci” sentimentali, mentre spesso erano preludio ad un’aggressione. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e, dall’anno scorso, qui in Italia non esiste più il reato di “atti osceni in luogo pubblico” con grande sollievo di schiere di esibizionisti che ora, se volessero accoppiarsi davanti a un pubblico (di maggiorenni) in mezzo alla strada, o in spiaggia, o su un autobus, rischierebbero solo una multa salata. Nei taxi malesi invece possiamo tutt’ora trovare cartelli che indicano il divieto di baciarsi, probabilmente per evitare che ai due piccioncini, dopo il bacio, scappi la mano e che il povero tassista imbarazzato debba scarrozzare per la città i due amanti in piena attività erotica. Anche l’India è costellata di “no kissing zone”: la legge proibirebbe alle coppie persino di passeggiare tenendosi per mano, mentre nella fastosa Dubai baciarsi in pubblico comporta spesso arresti ed espulsione per i turisti che non sono al corrente del divieto, o decidono allegramente di non rispettarlo. In una regione del Messico, il Guanajato, il bacio in pubblico ci farebbe rischiare 120 dollari di multa e due giorni di carcere e anche nei moderni U.S.A. c’è uno stato, l’Iowa, il cui codice prevede questo trattamento per i “baciatori selvaggi”.
Tuttavia, gli unici baci pubblici davvero stigmatizzati in tutto il mondo, restano purtroppo i baci “gay”, con maggiore o minore ferocia ancora mal sopportati in troppi luoghi. In attesa di un allineamento della morale pubblica su posizioni che bandiscano sia i puritani che gli esibizionisti e che distinguano tra un affetto pubblico e un sesso privato, vi consiglio un piacevole viaggio in archivio alla ricerca dei baci “storici”.

© riproduzione riservata

(¹ ) – Agnese Palumbo “101 storie su Napoli che non ti hanno mai raccontato” – Newton Compton)

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